Kant

Come scrive in una sua opera, Kant non apprezza le regole sillogistiche poiché a egli importa il ragionare, che consiste nel trovare proposizioni intermedie; il pensare si esplica poi nel giudizio e il non attenersi a questo uso del giudizio significa perdersi in sofisticherie.
Nella: storia universale della natura e teoria del cielo, Kant discute sulla formazione e sul movimento dei corpi celesti giungendo alla conclusione che pianeti e stelle si siano formati da una nebulosa primitiva in modo puramente meccanico tramite forze di attrazione e repulsione ( ricorrendo quindi a leggi necessarie impresse da Dio nella natura).
La dissertazione del 1770: è suddivisa in cinque sezioni in cui chiarisce la nozione di mondo, inteso come totalità assoluta, fa distinzione tra intelligibile e sensibile, individua spazio e tempo come principi della forma del mondo sensibile (l’unità del mondo fenomenico si fonda sull’unità di quello intelligibile) e infine tratta dei metodi della conoscenza sensibile e intellettiva in metafisica.

Critica della Ragion Pura.
Si afferma cha la conoscenza sensibile e quella intellettuale hanno due oggetti diversi: l’oggetto sensibile, così come appare (fenomeno) e l’oggetto intelligibile, la cosa in sé (noumeno); è necessario dividerli poiché la sensibilità da sola non basta a costituire l’esperienza.
La Critica si sviluppa attorno alla rivoluzione copernicana, infatti Kant dice che non è la nostra conoscenza a doversi conformare alla natura degli oggetti, ma sono questi ultimi che si regolano sulle nostre facoltà; il centro della conoscenza quindi non è più la realtà, mal il soggetto conoscente, quindi le categorie e le intuizioni sensibili non sono proprie dell’oggetto ma elementi costitutivi della nostra stessa conoscenza.
Una cosa può essere oggetto di conoscenza solo tramite forme a priori, proprie di chi conosce, quindi si chiama trascendentale ogni conoscenza che si occupi del nostro modo di conoscere nella misura in cui è possibile a priori.
Kant sottopone a giudizio la ragione umana, per conoscerne i limiti e le possibilità.
Viene rivista la distinzione tra fenomeno e noumeno: il noumeno è inconoscibile perchè si colloca fuori dall’esperienza che le facoltà conoscitive rendono possibile, esso è il fondamento dei fenomeni; le possibilità del sapere scientifico restano circoscritte al mondo fenomenico, i fenomeni sono costituiti da forme a priori delle facoltà conoscitive e sono gli unici oggetti conoscibili in modo universale e necessario.
La conoscenza ha origine nella sensibilità, ovvero la recettività dell’animo; e l’intelletto, la capacità di riprodurre spontaneamente rappresentazioni; essa non può essere possibile senza l’unione di queste due.
La conoscenza può derivare dall’esperienza, è detta a posteriori e dipende dagli oggetti; o a priori, universale e necessaria non dipende dall’esperienza ma è già presente nell’uomo.
Gli elementi minimi della conoscenza sono i giudizi (i predicati che si associano a qualunque oggetto). Essi si dividono in:
- giudizi analitici a priori: sono indipendenti dall’esperienza ed il predicato non aggiunge nulla che non sia contenuto già nell’oggetto stesso, non ampliano la conoscenza;
- giudizi sintetici a priori: indipendenti dall’esperienza, universali e necessari il cui predicato non è sottointeso nel concetto e quindi ampliano la nostra conoscenza.
- giudizi sintetici a posteriori: derivano dall’esperienza e ampliano la nostra conoscenza.
Per essere scientifica, una conoscenza si deve basare sui principi sintetici a priori (solo matematica e fisica sono scienze, mentre la metafisica no perchè è soggettiva e quindi non universale e necessaria.
La Critica si divide quindi in due parti: dottrina trascendentale degli elementi (quali sono gli elementi che formano la conoscenza) e dottrina trascendentale del metodo ( come essi possono essere utilizzati). Gli elementi si dividono quindi in: estetica trascendentale (che determina gli elementi a priori della sensibilità)e logica trascendentale (a sua volta divisa in analitica, dei concetti e dei principi, e dialettica)

Estetica trascendentale
Qui Kant studia le intuizioni derivate dalla realtà esterna o dall’esperienza interna e distingue la materia empirica dalle forme a priori.
Le forme della sensibilità solo le intuizioni pure di spazio e tempo che esistono realmente in relazione all’esperienza e sono forme conoscitive del soggetto.
- Lo spazio è la forma del senso esterno che esprime l’ordine della coesistenza delle cose;
- il tempo è la forma del senso interno, esprime la successione degli eventi.
Entrambi sono a priori e nulla può essere conosciuto se non nello spazio e nel tempo che sono universali e necessari; il tempo però precede lo spazio poiché tutte le azioni avvengono nel tempo, ma non tutte nello spazio.
Anche la matematica deriva da queste due forme a priori: la geometria dallo spazio, la matematica dal tempo( successione di unità)

Analitica trascendentale
Le categorie sono forme a priori dell’intelletto di cui si occupa la logica trascendentale in cui si distinguono due tipi: logica generale (analizza gli elementi della logica senza considerare l’oggetto) e la logica trascendentale(analizza elementi della logica e oggetto da conoscere) questa logica si divide in analitica (espone i concetti puri dell’intelletto) e dialettica trascendentale (critica l’uso dei principi).
L’analitica dei concetti stabilisce che pensare significa anche giudicare e per questo egli propone una tavola dei giudizi, divisi in: quantità, qualità, relazione, modalità; da cui derivano le categorie: quantità, qualità, relazione e modalità.
Aristotele aveva fatto derivare tutte le 10 categorie da quella di sostanza, Kant (12 categorie) invece giustifica e spiega come essi si possano riferire agli oggetti, dicendo che solo grazie a queste è possibile l’esperienza; esse consentono di formulare giudizi sintetici a priori.
Il soggetto che può avere molteplici rappresentazioni sul fondamento di una appercezione trascendentale, necessita di una coscienza che sintetizza i diversi stati rappresentativi: l’Io penso o appercezione pura. Esso ha la capacità di congiungere a priori e di unificare il molteplice delle rappresentazioni.
L’analitica dei principi insegna coma applicare ai fenomeni i concetti dell’intelletto; vengono formulate quindi:
- la dottrina dello schematismo dei concetti puri dell’intelletto (la categoria è un’unità sintetica pura applicabile solo nel tempo; l’intelletto non potendo agire direttamente sull’oggetto agisce indirettamente condizionando il tempo secondo otto schemi trascendentali);
- il sistema dei principi dell’intelletto (sono 4 classi e sono principi puri).
Le facoltà dell’uomo ordinano quindi i dati dell’esperienza secondo regole e principi universali e necessari, anche la fisica risulta così una scienza dei fenomeni e non delle cose in sé.

Dialettica trascendentale
Essa critica l’apparenza illusoria con cui la ragione aspira a conoscere le idee di anima, mondo e Dio.
Le idee non possono generare conoscenza e i ragionamenti effettuati con esse provocano la dialettica cioè una logica cha da una conoscenza illusoria.
Le idee peraltro non si possono riferire a oggetti reali.
- L’dea di anima rappresenta l’unità assoluta del soggetto pensante;
- l’idea di mondo è l’unità assoluta del fenomeno;
- l’idea di Dio è l’unità assoluta in generale.
La dialettica trascendentale dimostra che le discipline in cui si articola la metafisica tradizionale (psicologia, cosmologia, teologia) sono infondate e non valgono come scienze.
- La psicologia razionale si fonda su quattro paralogismi (ragionamenti con un errore di forma) che attribuiscono all’Io penso determinazioni tratte dalle categorie che però hanno valore solo per dati empirici.
- La cosmologia razionale è illegittima perchè dipende sempre da un’applicazione indebita delle categorie al di fuori dell’esperienza possibile; quando la ragione applica le categorie al mondo forma quattro coppie di Antinomie in cui tesi e antitesi, entrambe sostenibili, sono contrarie che non possono essere vere insieme se non in ambiti diversi (fenomenico, noumenico) e quindi violano il principio di non contraddizione.
- La teologia razionale discute l’esistenza di Dio, l’errore sta nel ritenere la realtà ontologica (esistenza) dell’idea della ragione e nell’indebita applicazione delle categorie all’intelletto.
- La prova ontologia (l’ontologia studia l’essere in sé, ciò che permane e non muta) , elaborata da Anselmo d’Aosta, deduce a priori l’esistenza di Dio basandosi sull’idea che ognuno ha di Dio che ne determina quindi l’esistenza. É infondata poiché si passa dalla logica alla realtà (idea -> esistenza) inoltre, l’esistenza non è un predicato poiché manca l’esperienza sensibile necessaria per la formulazione del predicato Dio è...
- La prova cosmologia è a posteriori e sta alla base delle 5 prove di S. Tommaso e differenza tra contingente ( è ma potrebbe non essere) e necessario ( ciò che non potrebbe non essere, Dio ha in se la ragione del proprio essere e non dipende da altro) Egli afferma che tutti gli esseri sono contingenti per cui deve esistere un essere necessario che generi gli altri.
Kant dice che la categoria di causa non può essere applicato alla metafisica e, anche ammesso che S. Tommaso avesse ragione, non è dimostrata la Sua esistenza.
- La prova teologica (dottrina della finalità intrinseca della natura, tutto ha un fine preciso e prestabilito) è finalistica, cosa di cui parla anche Kant ma non pensa che la ragione possa capire e giustificare questo concetto, per cui essa non è una prova.
Le tre prove quindi non portano a nessuna conclusione e non sono oggetto di conoscenza; le idee portano l’uomo a ragionare, non a conoscere.

Critica della Ragion Pratica
La ragione è l’origine esclusiva dell’azione; nell’uomo è presenta una coscienza del dovere, cioè una legge morale che non prescriva un’azione in particolare, ma che determini a priori la volontà.
La ragione non ha più quindi compiti conoscitivi ma guida le azioni tramite regole innate e oggettive; essa non è pienamente pura poiché tende alla soggettività, ma deve tentare di esserlo per divenire moralmente perfetta.
Per Kant ha più importanza l’intenzione che motiva un’azione, non l’azione stessa.

Analitica
Le massime sono principi soggettivi dell’azione mentre le leggi sono principi oggettivi e universali. Queste regole si dividono in imperativi ipotetici e categorici: i primo comandano l’azione in vista di un fine motivati dall’abilità o dalla prudenza, universali e oggettivi; i secondi prescrivono alla volontà di conformarsi alla legge del dovere, soggettivi.
- L’imperativo ipotetico si divide in morale eteronea (epicurea) secondo cui l’oggetto determina la mia volontà; e in morale autonoma (kantiana) in cui l’essere razionale, libero, determina la propria volontà (compio un’azione solo perchè la mia ragione me lo comanda, senza un fine particolare).
- L’imperativo categorico prevede di agire sempre come se quella azione dovesse essere una legge universale.
L’uomo deve agire in funzione del raggiungimento del sommo bene.
Nella ragion pratica viene ammesso quello che nella ragion pura era considerato inconoscibile, tramite postulati che l’intelletto deve accettare come veri (sono ammessi per via morale ma non teoreticamente dimostrabili).
Vi sono quindi i postulati religiosi, ammessi per via morale, che determinano la posizione religiosa dell’individuo: la religione deriva dalla morale, non viceversa.
Agire secondo virtù porta alla felicità interiore poiché obiettivo dell’uomo è il raggiungimento della santità morale, o sommo bene, che però non è raggiungibile nella vita terrena a causa dei condizionamenti del mondo fenomenico, quindi è indispensabile l’affermazione dell’esistenza dell’immortalità dell’anima come garanzia del raggiungimento di questo obiettivo; l’anima, abbandonando il corpo sarà libera di raggiungere la perfezione.
Il secondo postulato sarà quindi quello dell’immortalità dell’anima seguito da quello dell’esistenza di Dio, come garante di una vita per l’anima,dopo la morte.


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