Vita di Manzoni

Nacque nel 1875, era nipote di Beccaria. Visse nella casa paterna, mostrando insofferenza nei confornti del padre che gli imponeva un’educazione repressiva.
Nel 1801 compone Il trionfo della libertà: poemetto in terzine in cui sono evidenti le critiche al giacobinismo. Scrisse un idillio, l’Adda e 4 sermoni influenzato da Parini e Monti.
Nel 1805 va Parigi dalla madre. Vi trascorre 5 anni che sono decisivi per la sua formazione culturale. Diventa amico di Fauriel che ne condizionerà gli orientamenti politici e letterari.
Il 1810 è l’anno della conversione religiosa e del ritorno a Milano. La conversione venne favorita dall frequentazione di ambienti vicini al giansenismo.
Tra il 1812 e il 1815 compone gli Inni sacri.
Nel 1819 si reca in Francia da Fauriel e torna nel 1820.
Nel 1821 scrive Marzo 1821 e Il cinque maggio.
Nel 1822 pubblica l’Adelchi.
Nel 1827 v a Firenze per imparare il toscano, l’unica lingua comprensibile in tutta Italia.
Alcuni lutti estiguono il suo entusiasmo creativo: nel 1833 muore la moglie Enrivhetta Blondel; 2 anni dopo la figlia Giulia; nel 1841 la madre e nel 1844 Fauriel.
Nel 1837 sposa Teresa Borri e riprende l’attività creativa.
Nel 1840 esce l’edizione definitiva dei Promessi sposi.
Nel 1873 muore a Milano.

Inni sacri e La Pentecoste.
Inni sacri: li pubblica nel 1815. Sono: La risurrezione, Il nome di Maria, il Natale e La Passione. Avrebbe voluto scriverne 12, corrispondenti alle festività del calendario, ma ne porterà a termine solo un quinto: La Pentecoste.
Essi nascono da una volontà di rinnovamento tematico e linguistico. Egli tende a una poesia che non sia espressione solo dell’io e che si rivolga a pochi; occorreva una materia che interessasse un numero piu’ ampio di lettori. La religione è cantata come storia umana e divina.
Incontra difficoltà sul piano linguistico poichè non riesce a conciliare i versi brevi e cantabili del melodramma metastasiano, con l’intento celebrativo che induce ad un recupero dell’ode pariniana.
La divinità è presentata come riparo e consolazione, ma il Dio di Manzoni presenta una dimensione inquietante e minacciosa. La struttura degli Inni si articola in 3 momenti:
1.la dichiarazione del tema;
2.la narrazione dell’episodio sacro;
3.l’esposizione delle conseguenze attuali.

La tragedia nell’800.
Nell’800 in Francia e in Italia il genere drammatico si ispirava ai principi classici, mentre in Germania si prendeva a modello Shakespear che non rispettava le unità aristoteliche e Schlegel teorizzava un nuovo tipo di dramma. Manzoni nella prefazione della sua prima tragedia, Il Conte di Carmagnola, si rifà a Schlegel per legittimare il mancato rispetto delle unità di tempo e di luogo.

La tragedia Il Conte di Carmagnola fu iniziata nel 1816, terminata nel 1819 e pubblicata nel 1820. In essa si rivalutava la personalità di Bussone, un capitano di ventura vissuto nel 400 che divenne celebre con il nome di Carmagnola. Dopo aver militato sotto il duca di Milano, Visconti, che lo nominò conte, caduto in disgrazia era passato ai servigi del nemico, la Repubblica di Venezia. Aveva sconfitto i milanesi a Bresci, ma aveva permesso che i soldati lasciassero liberi i prigionieri, perciò fu sospettato di tradimento e condannato a morte.
Manzoni sostiene che il conte, liberado i prigionieri, si fosse coportato secondo il codice militare ed era dunque senza colpa.
La vicenza inizia nel 1426 e dura 6 anni. Il protagonista è un personaggio storico. Nella tragedia ci sono anche personaggi “ideali”, cioè inventati.

Nell’Adelchi egli rivolge un appello al popolo italiano a non fidarsi dell’aiuto straniero.
Adelchi è figlio di Desiderio, re dei Longobardi e oppressore dei Latini, i quali sperano nell’aiuto di Carlo Magno. La situazione ha analogie con lìItalia del 700 oppressa degli Austriaci e che spera nell’aiuto di Napoleone. L’Adelchi fu iniziato nel 1820 e pubblicato nel 1822. La vicenda è ambientata tra il 772 e il 774. I personaggi e gli avvenimenti sono quasi tutti storici.

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