Etnopsichiatria

Le conoscenze più specifiche di psichiatria possono risultare fonte di errore inducendo a identificare come malattie mentali fenomeni che non lo sono. Il sapere psichiatrico può risultare fuorviante anche a caus delle categorie diagnostiche che comprende: si può essere spinti ad applicarle anche dove non valgono o erronemente lasciandosi ingannare dalle apparenze.
Diversa è la situazione se lo psichiatra ha competenze di etnopsichiatria e di antropologia culturale della medicina. Il punto di vista del ricercatore ifluisce sempre sulla ricerca ma esprime un problema più generale che si incontra in tutte le scienze chiamato problema del punto di vista del ricercatore.

Il problema del punto di vista del ricercatore nella filosofia della scienza e nell’epistomologia del 900.
Questo problema si può sintetizzare così: il ricercatore nel condurre una ricerca ha in mente un quadro di pensiero, framework, che se da una lto è una bae di partenza, dall’altro è una specie di carcere mentale. Il framework del ricercatore consiste nelle teorie specifiche sull’argomento in studio che adotta, nei concetti e nel sapere che possiede.
Tutto questo vincola nel corso della ricerca perchè evidenzia certi fatti e non altri, spinge a impostare le indagini in un dato modo, crea aspettative sui risultati.
Nel 900 cresce l’attenzione per questo problema che fa cadere il mito dell’oggettività scientifica portanto una visione più umana e fresca dell’attività scientifica ma mettendola nel contempo in crisi. Se non sono oggettive le teorie scientifiche non sono superiori ad altre concezioni.
Questo problem è emerso nel 900 perchè sono nate due nuove convinzioni che hanno demolito due grandi tradizioni he fornivano elementi per credere nell’obbiettività e nella certezza. Si è capito che i fatti sono legati alle teorie cosa che ha portato alla fine dell’induttivismo boconiano e all’idea che l’oggettività consista nell’attenersi ai fatti; inoltre è risultato chiaro che il sapere scientifico è frammentario ed è illusorio pensare di poter costruire un edificio teorico unitario. Il venir meno di questa speranza a segnato la fine del razionalsmo kantiano.

I fatti sono carichi di teoria
una convinzione comune è che all’oggettività si possa pervenire attenendosi ai fatti.
L’idea che esista una prova del nove dei fatti presuppone una distizione tra fatti e teorie. I fatti dovrebbero essere preteorici, cioè entità a se stanti, che esistono prima di qualsiasi teoria sulla realtà e che non dipendono dalle concezioni e dal punto di vista di chi le osserva. È emerso che i fatti sono carichi di teoria ; le teorie sono modi di vedere il mondo, sistemi di regole che ci dicono come leggere gli input che ci vengono dalla realtà esterna. Muovendo da teorie diverse si scorgono fatti diversi.
Alla conclusione che i fatti sono carichi di teoria si è arrivati attraverso le riflessioni della filosofia della scienza, che hanno messo in evidenza come l’attività dello scienziato si svolga a una livello elevato di astrazione. Nel XX secolo a far crollare l’illusione che esistano fatti puri ha concorso la psicologia cona la gestalt e il cognitivismo. Lo studio della percezione dei processi conoscitivi ha mostrato che nell’esperienza comune il soggetto vede e comprende non in modo passivo ma interpretando gli stimoli sulla base di schemi e teorie inferenziali di cui dispone.

L’attività scientifica è oltremodo teorica.
In filosofia della scienza la tesi\ì che l’attività scientifica sia carica di teorie si affaccia all’inizio del 900 fino a divenire dominante nel dopoguerra. Tra gli autori vi sono: popper, filosofo viennese, medawar, nobel per la medicina, kuhn, famoso per aver studiato le rivoluzioni scientifiche, cioè i cambiamenti radicali di impostazione teorica, di paradigmi, in un dato settore.
DUHEM storico e filosofo della scienza, ha avuto il grande merito di scoprire che nel medioevo le scienze non si erano fermate ma avevano accumulato importanti conquiste preparando la rivoluzione scientifica del XVII secolo. Un esponente del convenzionalismo corrente secondo la quale le teorie scientifiche sono sistemi in sè coerenti, ma arbitrari, tra i quali sciegliamo per comodità, non in base a criteri di verità. Nella sua opera più famosa , la teoria fisica, 1906, duhem nota che chi assiste ad un esperimento di fisica non capisce nulla se non conosce le teorie che ci sono sotto. Anche i risultati delle esperienze di fisica si capiscono solo se se ne conosce l’entroterra teorico. Duhem analizza anche l’uso di strumenti e chiarisce che è possibile solo in quanto il ricercatore ha una teoria su come funziona quel sistema per indagare la realtà.

Addio all’induttivismo.
La data di nascita dell’induttivismo è nel 1620 anno in cui il filosofo inglese bacone pubblicò il novum organum dove proponeva di rimpiazzre gli strumenti aristotelici di ragionamento basati sulla deduzione, col metodo induttivo mentre i procedimenti deduttivi servono a sistematizzare ciò che si sa già o a averla vinta nelle dispute dialettiche, l’induzione consente di allargare l’orizzonte delle conoscenze. L’induttivismo è stato portato avanti da newton e dai filosofi empiritsti.
L’indutt è una teoria del metodo scientifico secondo la quale ella ricerca si procede dal particolare all’universale. Lo scienzato osserva ed accumula un gran numero di dati ed elabora successivamente principi, leggi e teorie di valore generale.
L’induttivista insiste sulla necessità di distinguere la fase della raccolta dei dati da quella dell’elaborazione teorica e condanna ogni tentativo di azzardare ipotesi senza dati. Il ricercatore si sforza di astenersi da ogni elaborazione teorica prima di aere dati a sufficienza per riavarno generalizzazioni.
Nel corso del 900 l’indutt è però crollato sotto il peso delle critiche; ormai quasi nessuno crede più che nella ricerca scientifica si segua il metodo induttivo. All’indutt sono state mosse critiche di vario tipo che riguardano la concezione di fondo dell natura, la validità logica del ragionamento induttivo, la confusione tra momento della scoperta e momento della raccolta di prove a favore di ciò che si è scoperto e la visione arida e routinaria del lavoro dello scienziato.
Una delle critiche più significative è legata alla convinzioni che i fatti siano carichi di teorie; quado si è capito che i fatti annotati dal ricercatore dipendono dalle idee che ha, è parso evidente che non è possibile prima limitarsi a raccogliere i dati e solo poi elborare teorie. Già nella raccolta dei dati il ricercatore è presente e opera con il carico delle teorie cui aderisce.

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