Apparato scheletrico

Lo scheletro è costituito da 2 parti:
- scheletro assile che forma l’asse longitudinale del corpo;
- scheletro appendicolare dato dall’insieme delle ossa degli arti e delle cinture.
L’apparato scheletrico è costituito, oltre che dalle ossa, dalle articolazioni, dai segmenti cartilaginei e da legamenti (cordoni fibrosi che collegano le ossa in prossimità delle articolazioni). Le articolazioni conferiscono flessibilità al corpo, consentendo il movimento.

FUNZIONI DELLE OSSA: Oltre a dare forma e consistenza al corpo, le ossa svolgono altre funzioni:
• Sostegno: le ossa formano l’impalcatura interna del corpo fornendo sostegno e attacco a tutti i tessuti molli. Le ossa degli arti inferiori fungono da pilastri per il tronco nella stazione eretta, e la gabbia toracica dà sostegno alla parete del torace.
• Protezione: alcune ossa proteggono organi interni, es. cranio, vertebre ecc.
• Movimento: i muscoli scheletrici che si inseriscono sulle ossa tramite i tendini usano le ossa come leve per spostare il corpo o muovere alcune parti.
• Riserva: nelle cavità contenute all’interno delle ossa si accumula del grasso e l’osso costituisce un deposito di minerali (calcio e fosforo). Nel sangue deve essere sempre presente una piccola quantità di calcio in forma ionica (Ca² ) che serve per la trasmissione degli impulsi nervosi, la contrazione muscolare e la coagulazione del sangue. L’osso costituisce la riserva dalla quale attingere ioni calcio per immetterli nel sangue. Gli scambi di calcio tra il sangue e l’osso sono controllati da ormoni.
• Emopoiesi: la formazione delle cellule del sangue o emopoiesi si svolge all’interno delle cavità midollari di alcune ossa.

CLASSIFICAZIONE DELLE OSSA: Lo scheletro di un adulto è composto da 206 ossa. Esistono 2 tipi di ossa:
- osso compatto: appare omogeneo e denso come l’avorio;
- osso spugnoso: composto da sbarrette e lamine ossee che racchiudono cavità.
In base alla forma si distinguono 4 tipi di ossa:
• Ossa lunghe: sono più lunghe che larghe. Constano di un corpo, o diafisi, e di 2 estremità, o epifisi, e sono costituite da osso compatto. Tutte le ossa degli arti, tranne quelle del polso e della caviglia, sono ossa lunghe.
• Ossa brevi: sono costituite da osso spugnoso. Es. polso e caviglia.
• Ossa piatte: sono sottili e incurvate. Constano di 2 strati sottili di osso compatto tra i quali è compreso uno strato di osso spugnoso. Es. ossa del cranio, scapola, coste e sterno.
• Ossa irregolari: le vertebre che costituiscono la colonna vertebrale e l‘osso dell’anca.

STRUTTURA DELLE OSSA LUNGHE: la maggior parte dell’osso è formata da diafisi, che è composta da osso compatto. La diafisi è rivestita da una membrana di tessuto connettivo fibroso, il periostio, che è ancorato all’osso sottostante da fibre connettivali, dette fibre di Sharpey.
Le epifisi sono le estremità delle ossa lunghe; constano di un sottile strato di osso compatto che racchiude una massa di osso spugnoso. La superficie articolare dell’epifisi è rivestita da cartilagine articolare (è una cartilagine ialina di aspetto vitreo, forma una superficie liscia e viscida che riduce gli attriti prodotti dai movimenti articolari.
Al termine dell’accrescimento l’epifisi è delimitata dalla diafisi mediante una sottile linea epifisaria, la linea è ciò che rimane della placca epifisaria (un sottile strato di cartilagine ialina), presente nei soggetti giovani durante l’accrescimento, che è responsabile della crescita in lunghezza delle ossa lunghe.
Dopo la pubertà, quando l’accrescimento delle ossa lunghe cessa per effetto degli ormoni, le placche epifisarie vengono sostituite dall’osso.
Nei soggetti adulti la cavità presente all’interno della diafisi (cavità midollare) contiene midollo osseo giallo che è un deposito di tessuto adiposo; nei soggetti giovani contiene midollo osseo rosso che produce le cellule del sangue.
La superficie esterna delle ossa non è liscia, ma presenta numerose protuberanze, depressioni e creste. Queste irregolarità, che costituiscono punti di repere ossei, si trovano nelle zone di inserzione di muscoli, tendini e legamenti e nei punti di passaggio di vasi sanguiferi e nervi. Si distinguono 2 tipi di irregolarità:
- protuberanze, o processi, che sporgono dalla superficie dell’osso;
- depressioni, o cavità, che sono incavate nell’osso.

FORMAZIONE, ACCRESCIMENTO E RIMODELLAMENTO DELL’OSSO: lo scheletro è formato da 2 tessuti di sostegno: cartilagine e osso.
Nell’embrione lo scheletro è inizialmente cartilagineo ma, nel bambino, la cartilagine è stata quasi tutta sostituita con osso.
La cartilagine rimane solo in alcune zone come le narici, parte delle coste e sulle superfici articolari. La maggior parte delle ossa si sviluppa da abbozzi di cartilagine ialina, con l’eccezione delle ossa piatte che derivano da membrane fibrose. Il processo di formazione dell’osso, o ossificazione, si svolge secondo 2 fasi:
1. il modello di cartilagine ialina viene avvolto, a livello del segmento centrale della diafisi del futuro osso, da un manicotto di matrice ossea deposta da cellule che producono osso, denominate osteoblasti;
2. la porzione interna del modello cartilagineo viene rimossa e si crea la cavità midollare nella diafisi del nuovo segmento osseo neoformato.

Al momento della nascita i modelli di cartilagine ialina sono già stati sostituiti dall’osso, tranne in 2 zone:
- cartilagini articolari che ricoprono le estremità delle ossa;
- placche epifisarie che consentono l’accrescimento in lunghezza delle ossa lunghe durante l’infanzia.
Il processo grazie al quale le ossa crescono in lunghezza è controllato da ormoni: l’ormone della crescita e gli ormoni sessuali; esso termina dopo l’adolescenza, quando le placche epifisarie vengono completamente ossificate.

L’osso è un tessuto dinamico e attivo, e i segmenti scheletrici vengono rimodellati da 2 fattori:
- il livello di calcio nel sangue;
- il carico meccanico dovuto alla forza di gravità e alla contrazione della muscolatura.
Osteoclasti: cellule giganti che distruggono l’osso liberando ioni calcio che entrano nel sangue.

Il rimodellamento dell’osso è essenziale affinché le ossa mantengano le loro proporzioni e robustezza mentre, durante lo sviluppo, si accrescono in parallelo all’aumento delle dimensioni e del peso del corpo.
Osteociti: cellule mature dell’osso.

FRATTURE OSSEE: una fratture viene trattata con la riduzione, che è il riallineamento delle estremità fratturate dell’osso.
• Riduzione chiusa: i monconi di frattura vengono rimessi in asse, cioè nella posizione normale,. Dal medico con manovre manuali.
• Riduzione aperta: si ricorre alla chirurgia e i monconi fratturati dell’osso sono saldati assieme tramite chiodi o fili metallici.
Dopo la riduzione della frattura l’osso viene immobilizzato con l’applicazione di un gesso o mediante trazione, per consentire l’inizio del processo di riparazione. Una frattura semplice guarisce in 6-8 settimane, ma impiega più tempo nelle ossa piatte e negli anziani, a causa della ridotta vascolarizzazione.
Nella riparazione di una frattura si susseguono 4 fasi:
1. formazione dell’ematoma: quando un osso si frattura, alcuni vasi sanguigni si rompono dando origine a un accumulo di sangue, detto ematoma. Le cellule, deprivate delle sostanze nutritizie, muoiono.
2. formazione del callo fibrocartilagineo: i primi processi che si manifestano nella riparazione di un tessuto sono la neoformazione di capillari sanguigni (tessuto di granulazione) nel coagulo ematico della sede del danno e la rimozione del tessuto morto ad opera dei macrofagi. Si differenziano vari tipi di cellule connettivali che producono il tessuti di riparazione, cioè il callo fibrocartilagineo.
3. formazione del callo osseo: nell’area di frattura si moltiplicano osteoblasti e osteoclasti, la fibrocartilagine viene rimpiazzata da osso spugnoso il callo osseo.
4. rimodellamento osseo: il callo osseo viene rimodellato in risposta al carico meccanico che agisce su di esso, finché nella zona fratturata si forma un ”rattoppo” stabile e robusto.

SCHELETRO ASSILE: comprende il cranio, la colonna vertebrale e la gabbia toracia.

Cranio
È formato da 2 gruppi di ossa:
- neurocranio che racchiude e protegge l’encefalo;
- splancnocranio che contiene i globi oculari e che fornisce inserzione alla muscolatura della faccia.
Tutte le ossa del cranio sono collegate da suture (articolazioni immobili). Solo la mandibola è connessa al resto del cranio mediante un’articolazione mobile.

Neurocranio: è formato da 8 ossa piatte, delle quali2 sono pari e laterali e le atre sono impari e mediane.
• Osso frontale: forma la fronte.
• Ossa parietali: si articolano tra loro lungo la linea mediana del cranio nella sutura sagittale, e formano con l’osso frontale la sutura coronale.
• Ossa temporali: sono situate inferiormente alle ossa parietali le quali formano la sutura squamosa.
1. il meato acustico esterno è un canale che conduce al timpano e all’orecchio medio;
2. il processo stiloideo è posto sotto il meato. Su di esso si inseriscono i muscoli del collo;
3. il processo zigomatico: si unisce anteriormente con l’osso zigomatico;
4. il processo mastoideo è una protuberanza rugosa, posta posteriormente e inferiormente al meato acustico esterno; contiene cavità piene di aria (cellule mastoidee). Dà inserzione ai muscoli del collo;
5. il foro giugulare dà passaggio alla vena giugulare interna che drena il sangue dall’encefalo. Davanti al foro giugulare si trova l’orfizio esterno del canale carotico, attraverso cui passa l’arteria carotide interna che vascolarizza l’encefalo.
• Osso occipitale: è l’osso più posteriore del cranio; si articola con le ossa parietali tramite la sutura lambdoidea. Nella porzione basilare dell’osso occipitale si trova il grande foro, che circonda il tratto inferiore dell’encefalo e dà passaggio al midollo allungato. Da entrambi i lati del grande foro stanno i condili dell’occipitale che si articolano con la prima vertebra cervicale (o atlante).
• Osso sfenoidale: simile a una farfalla, concorre a formare il pavimento della basa cranica. Lo sfenoide mostra una leggera depressione, al sella turcica, nella quale è accolta l’ipofisi. Posteriormente si trova il foro ovale.
• Osso etmoidale: forma la volta della cavità nasale. Al di sotto si trova la lamina cribrosa, attraverso al quale transitano le fibre nervose che conducono gli impulsi dai recettori olfattivi, situati nella cavità nasale, all’encefalo.

Splancnocranio: è formato da 14 ossa delle quali 12 sono pari e laterali e 2 (mandibola e vomere) sono impari.
• Ossa mascellari: sono 2 e formano la mascella superiore. Tutte le ossa dello splancnocranio, tranne la mandibola, sono articolate con l’osso mascellare. Inoltre esso dà inserzione nel processo alveolare ai denti superiori.
Dal corpo dell’osso mascellare emerge il processo palatino, che forma la parte anteriore del palato duro della cavità orale.
L’osso mascellare contiene una cavità che sbocca nelle cavità nasali. I seni paranasali fungono da cassa di risonanza della voce.
• Ossa palatine: situate posteriormente al processo palatino delle ossa mascellari e formano la parte posteriore del palato duro. La mancata fusione delle ossa palatina determina una malformazione detta palatoschisi.
• Ossa zigomatiche: formano lo scheletro di quella parte della faccia detta zigomo e contengono l’orbita dell’occhio.
• Ossa nasali: formano il dorso del naso (la parte inferiore del naso è costituita da cartilagine). La parte superiore è anche definita radice.
• Vomere: partecipa alla formazione del setto nasale.
• Mandibola: è collegata con le ossa temporali, con le quali forma le uniche articolazioni mobili del cranio. La parte orizzontale della mandibola (corpo) forma il mento, mentre le 2 lamine ossee verticali (rami) collegano al mandibola all’osso temporale. Sul margine superiore del corpo è presente il processo alveolare, contenente gli alveoli dove sono accolti i denti.

Osso ioide: non fa parte del cranio ma è collegato alla mandibola e alle ossa temporali. È un osso impari e mediano; non si articola direttamente con un altro osso. Si trova sospeso al centro del collo, a 2 cm sopra la laringe a cui è collegato tramite legamenti. È a forma di ferro di cavallo e presenta un corpo e 2 coppie di corna. Offre inserzione ai muscoli della faringe e del collo che innalzano e abbassano la laringe durante la fonazione.

Cranio fetale: nel bambino le ossa della testa non sono saldate completamente ma in alcune zone presentano cartilagine ialina definite fontanelle. La più grande è a livello frontale, mentre quella più piccola è a livello occipitale.

COLONNA VERTEBRALE: costituisce l’asse portante del corpo e si estende dal cranio alla pelvi, tramite la quale scarica il peso del corpo sugli arti inferiori. Alcuni pensano che al colonna vertebrale sia un asse di supporto rigido, invece essa è formata dalla sovrapposizione di 26 ossa irregolari articolate tra loro e rinforzate da legamenti. Nella cavità centrale della colonna vertebrale trova alloggio il midollo spinale. Prima della nascita consta di 33 ossa separate, chiamate vertebre, ma in seguito 9 di queste si fondono, formando 2 ossa: l’osso sacro e il coccige. Le restanti 24 vertebre sono distinte in:
- 7 vertebre cervicali;
- 12 vertebre toraciche;
- 5 vertebre lombari.
Le vertebre sono separate da cuscinetti flessibili di fibrocartilagine, i dischi intervertebrali, che ammortizzano gli urti. Nei giovani sono ricchi di acqua, di consistenza spugnosa e compressibili; con l’età divengono più duri.
La disidratazione dei dischi e l’indebolimento dei legamenti predispongono gli anziani alla formazione dell’ernia del disco (fuoriuscita del disco dalla sua sede). Se il disco sporge verso il midollo o verso un nervo può comprimerli causando intorpidimento o dolori.
I dischi intervertebrali e la conformazione a S della colonna, oltre ad evitare contraccolpi alla testa durante la deambulazione o al corsa, conferiscono flessibilità al tronco. Curve:
- curvature primarie: a concavità anteriore nei tratti toracico e sacrale; presenti fino dalla nascita;
. curvature secondarie: la curvatura cervicale compare quando il bambino comincia a rizzare la testa, quella lombare quando inizia a camminare.
Ci sono curvature anomale dovute a scorretto atteggiamento posturale: scoliosi, cifosi, lordosi.
Caratteristiche morfologiche delle vertebre:
• corpo: a forma di cilindro, situato anteriormente nella colonna vertebrale, sostiene il peso;
• arco vertebrale: formato dall’unione delle sporgenze che emergono posteriormente al corpo vertebrale, le lamine e i peduncoli;
• foro vertebrale: canale circoscritto dal corpo e dall’arco, attraverso cui passa il midollo spinale;
• processi trasversi: 2 protuberanze laterali che emergono posteriormente al corpo;
• processo spinoso: sporgenza impari e mediana che emerge dalla parte posteriore dell’arco;
• processi articolari superiori e inferiori: coppi di protrusioni sui alti del foro vertebrale, tramite le quali si articolano le vertebre.

Vertebre cervicali: formano la regione della colonna vertebrale che costituisce lo scheletro del collo le prime 2 vertebre (atlante ed epistrofeo) non si conformano alle altre poiché svolgono funzioni diverse.
Atlante: non presenta il corpo; consente il gesto di annuire; Epistrofeo: funziona da perno per la rotazione dell’atlante; presenta il processo odontoideo o dente, che è il perno. Consente il cenno di diniego.
Le altre sono le più piccole e leggere della colonna vertebrale e i loro processi spinosi sono corti e bifidi. I processi trasversi presentano un foro attraverso cui passa l’arteria vertebrale per raggiungere l’encefalo.
Vertebre toraciche: sono più grandi di quelle cervicali, hanno il corpo a forma di cilindro e possiedono 2 faccette costali che si articolano con la testa delle coste. Il processo spinoso è lungo e diretto in basso.
Vertebre lombari: hanno un corpo voluminoso e massiccio. Sono le più robuste, poiché sulla regione lombare si scarica la maggior parte delle sollecitazioni meccaniche.
Osso sacro: è formato dalla fusione di 5 vertebre. Si articola col coccige. Le sue parti a forma di ali (ali del sacro) si articolano con l’osso dell’anca, tramite l’articolazione sacroiliaca. La superficie è caratterizzata dalla cresta sacrale mediana, derivata dalla fusione delle vertebre sacrali. Il canale vertebrale continua nel canale sacrale situato nell’osso sacro.
Coccige: consta della fusione di 3-5 piccole vertebre di forma irregolare. Rappresentano il residuo della coda dei vertebrati inferiori.

GABBIA TORACICA: consta dello sterno, delle coste e delle vertebre toraciche. La gabbia toracica protegge organi vitali come il cuore e i polmoni e svolge un ruolo nella respirazione. - Sterno: è un osso piatto che deriva dalla fusione di 3 ossa (il manubrio, il corpo e il processo xifoideo). Si articola con le prime 7 coppie di cartilagini costali. Viene usato per il prelievo di campioni di tessuto emopoietico nei casi di malattia del sangue. La procedura, chiamata puntura sternale, consiste nell’introdurre un ago dentro lo sterno per aspirare midollo osseo.
- Coste: sono 12 paia e concorrono alla formazione delle pareti della gabbia toracica. Posteriormente si articolano con la colonna vertebrale.
Coste vere: sono le prime 7 paia e si articolano con lo sterno tramite cartilagini costali.
Coste false: sono 3 paia che si congiungono con lo sterno indirettamente tramite la costa sovrastante.
Coste fluttuanti: sono le ultime 2 paia che terminano libere (non si attaccano allo sterno).
Gli spazi intercostali sono chiusi da muscoli intercostali che partecipano all’esecuzione dei movimenti respiratori.

SCHELETRO APPENDICOLARE: è composto da 126 ossa.
Ossa della cintura toracica
La cintura toracica è formata da 2 ossa:
- clavicola: osso sottile e incurvato a S; si articola con lo sterno e la scapola, con la quale forma l’articolazione della spalla. La clavicola concorre ad evitare la lussazione della spalla;
- scapola: è un osso piatto, triangolare. Possiede un corpo piatto e 2 processi:
- acromion: estremità laterale slargata della spina; si articola con la clavicola;
- processo coracoideo: simile ad un becco.
Non è direttamente articolata con lo scheletro assile, ma è mantenuta nella sua posizione dai muscoli del tronco. Presenta 2 margini: superiore, vertebrale e ascellare; e 3 angoli: superiore, inferiore e laterale (dove si trova la cavità glenoidea).
La cintura toracica è leggera e consente all’arto superiore di compiere movimenti ampi perchè:
1. la cintura toracica è collegata allo scheletro assile solo nell’articolazione sternoclavicolare;
2. la mobilità della scapola sul dorso consente di spostare in tutte le direzioni l’articolazione scapolo-omerale aumentandone l’estensione dei movimenti;
3. la cavità glenoidea è poco profonda e l’articolazione della spalla è poco stabilizzata dai legamenti.
Questa eccezionale mobilità aumenta la probabilità di lussazione dell’articolazione della spalla.

Scheletro dell’arto superiore
Braccio: formato dall’omero (osso lungo che si articola con la cavità glenoidea della scapola. Si articola con l’avambraccio attraverso i processi della troclea e del condilo)
Avambraccio: formato da 2 ossa, il radio (posto lateralmente, dove prospetta il pollice) e l’ulna (posta dove prospetta il mignolo)
Mano: consta delle ossa carpali, metacarpali e delle falangi. Le 8 ossa carpali, disposte in 2 file di 4 ossa, formano il carpo (polso); sono tenute assieme da legamenti.
Il palmo della mano è formato da ossa metacarpali numerate da 1 a 5, a partire dal pollice verso il mignolo. Quando si serra il pugno, la testa delle ossa metacarpali risulta visibile come nocca.
Le falangi costituiscono le dita; ogni mano contiene 14 falangi, 3 per ciascun dito (falange prossimale, intermedia e distale), tranne il pollice che ne ha solo 2 (prossimale e distale).

Ossa della cintura pelvica
La cintura pelvica è formata dall’osso dell’anca. L’osso dell’anca insieme all’osso sacro e al coccige forma la pelvi (o bacino osseo). Le ossa sono larghe e pesanti e sono articolate allo scheletro assile. La cavità articolare che accoglie il femore è rinforzata da legamenti. Funzioni della cintura pelvica: - sopportare il carico meccanico dovuto al peso del corpo; - proteggere gli organi genitali e l’intestino.
L’osso dell’anca deriva dalla fusione di 3 ossa: ileo, ischio e pube.
• Ileo: sviluppato in superficie, forma la maggior parte dell’osso dell’anca. È collegato all’osso sacro tramite l’articolazione sacroiliaca. Il margine superiore e detto cresta iliaca.
• Ischio: è l’osso sul quale ci si siede, costituisce l’elemento inferiore dell’osso dell’anca. La tuberosità ischiatica, rugosa, è la parte su cui grava il peso del corpo nella posizione seduta. La spina ischiatica restringe l’apertura inferiore della pelvi da cui passerà il feto durante il parto. La grande incisura ischiatica permette il passaggio dei vasi e del nervo sciatico.
• Pube: osso più anteriore dell’anca. Delimita il foro otturato attraverso cui passano i vasi e i nervi. Le ossa del pube si uniscono tramite la sinfisi pubica.
L’ileo, l’ischio e il pube si fondono in corrispondenza dell’acetabolo (accoglie il femore).

Il bacino osseo è suddivisibile in 2 regioni:
- grande pelvi: compresa tra le 2 ali iliache;
- piccola pelvi: delimitata da ossa e si trova inferiormente alle ali iliache. Le dimensioni hanno importanze nel sesso femminile, poiché devono consentire il passaggio del feto.

Scheletro dell’arto inferiore
Coscia: il femore costituisce lo scheletro della coscia ed è il più pesante e robusto osso del corpo. La testa è di forma sferica e si articola con l’acetabolo. Il collo del femore è la parte più soggetta a fratture soprattutto nella vecchiaia. È inclinato medialmente dall’alto verso il basso così da posizionare le ginocchia in linea con il centro di gravità del corpo; l’inclinazione è più accentuata nelle donne.
Gamba: formata da 2 ossa:
- tibia: è più grande; forma l’articolazione del ginocchio. Nella tuberosità tibiale si inserisce il legamento patellare. Il malleolo mediale forma la protuberanza della caviglia. Anteriormente corre la cresta anteriore, palpabile al di sotto della cute.
- fibula: posta a fianco della tibia. Non partecipa alla formazione dell’articolazione del ginocchio. Il malleolo laterale forma la protuberanza alterale della caviglia.
Piede: è composto dalle ossa del tarso, metatarso e dalle falangi. Funzioni:
- sostiene il peso del corpo;
- funge da leva che spinge il corpo nella deambulazione. Il tarso (caviglia) è composto da ossa tarsali: il calcagno (o tallone) e il talo.
Metatarsi: sono 5 e formano al pianta del piede.
Falangi: sono 14 e formano le dita (ogni dito è formato da 3 falangi tranne il pollice)
Le ossa del piede sono disposte in modo tale da formare 3 archi: 2 longitudinali (mediale e laterale) e uno trasversale. I legamenti e i tendini mantengono nella disposizione ad archi le ossa e conferiscono elasticità al piede.

Processi infiammatori delle articolazioni
• Borsite: (detta “acqua nel ginocchio”) causata da una caduta sul ginocchio;
• Distorsione: i legamenti e i tendini che rinforzano le articolazioni vengono danneggiati da uno stiramento eccessivo. Siccome sono cordoni di tessuto connettivo fibroso denso scarsamente vascolarizzato, le distorsioni guariscono lentamente e sono dolorose;
• Artrite: (artr= articolazione, ite= infiammazione). Sintomi: dolore, rigidità e gonfiore articolare. In seguito insorgono alterazioni strutturali. Le artriti acute sono di natura batterica e vengono trattate con antibiotici. In questo caso la membrana sinoviale si ispessisce e il liquido sinoviale diminuisce, il che comporta una aumento degli attriti tra le superfici articolari e quindi dolore. Forme croniche:
• Osteoartrite: è la forma più frequente, di natura degenerativa cronica che si manifesta in età avanzata. È detta anche artrite da abrasione e usura, al cartilagine si rammollisce, si logora e si rompe. Col progredire della malattia l’osso, dove non è più rivestito da cartilagine, prolifera dando origine a spicole ossee che limitano i movimenti dell’articolazione. Le articolazioni interessate sono quelle delle dita delle mani, della colonna cervicale e lombare e quelle dell’arto inferiore. Il decorso è irreversibile ma raramente invalidante.
• Artrite reumatoide: malattia infiammatoria cronica. Insorge tra i 30 e i 40 anni, l’incidenza è 3 volte maggiore nelle donne. Sono interessate più articolazioni e in maniera simmetrica (mani, polso, anca e piedi). Il decorso è caratterizzato dall’alternanza di periodi di remissione e di riacutizzazione.
È una malattia auto-immune, nella quale il sistema immunitario tenta di auto-distruggere i propri tessuti. La causa è sconosciuta. Insorge con infiammazione delle membrane sinoviali, le quali si ispessiscono e determinano il rigonfiamento delle articolazioni. Le cellule infiammatorie passano dal sangue alle cavità articolari e determinano la formazione del panno (un tessuto che aderisce alla cartilagine e la erode). Man mano che la cartilagine viene distrutta si forma tessuto cicatriziale tra i 2 capi articolari cha alla fine ossifica saldandoli e deformandoli. Comporta una limitazione dei movimenti articolari e dolore.
Per diminuire il gonfiore e il dolore si usano impacchi freddi e si consiglia di stare al caldo per alleviare la rigidità.
• Artrite gottosa (o gotta): malattia nella quale l’acido urico (prodotto di rifiuto del metabolismo degli acidi nucleici) si accumula nel sangue e si può depositare sotto forma di cristalli nei tessuti molli delle articolazioni; ciò causa attacchi di dolore che interessano una sola articolazione. Si riscontra più frequentemente nel sesso maschile e raramente prima dei 30 anni, ha tendenza alla familiarità. Se trascurata causa immobilità delle articolazioni. Ai malati di gotta obesi viene consigliato di dimagrire ed eliminare dalla dieta cibi ricchi di acidi nucleici (fegato e sardine), di calcio e di vitamina C.

Sviluppo e senescenza dello scheletro.
Negli stadi iniziali dello sviluppo le ossa lunghe sono formate da cartilagine ialina e le ossa piatte del cranio sono membrane fibrose. Durante lo sviluppo fetale le ossa si modellano e vengono sostituite da ossa. Alla nascita sono presenti alcune fontanelle craniche per consentire l’ulteriore sviluppo dell’encefalo, ma entro il 2° anno di vita ossificano. Alla fine dell’adolescenza le placche epifisarie delle ossa lunghe si sono ossificate.
Lo scheletro muta per tutta al vita, ma i cambiamenti drastici avvengono nell’infanzia. Alla nascita il neurocranio del neonato è sproporzionato rispetto alla faccia. La crescita del neurocranio è legata alla crescita dell’encefalo. A 2 anni le dimensioni del cranio sono i ⅔ di quelle dell’adulto, che vengono raggiunte attorno agli 8-9 anni. Tra i 6 e gli 11 anni la testa cresce e la faccia sporge dal cranio.
In gioventù l’accrescimento dello scheletro determina l’aumento di lunghezza, delle dimensioni del corpo e ne cambia le proporzioni. Gli arti inferiori crescono più rapidamente del tronco; durante la pubertà la pelvi femminile si predispone alla gravidanza, mentre lo scheletro maschile diventa più robusto.

Le ossa per rimanere strutturalmente valide devono essere sollecitate meccanicamente: più vengono caricate, più si irrobustiscono. In condizioni di inattività le ossa diventano sottili e fragili.
L’osteoporosi è le perdita della massa ossea, che comporta fragilità. Essa di solito appare in età avanzata, soprattutto nelle donne, e interessa la colonna vertebrale e il femore. Gli estrogeni contribuiscono a mantenere la normale densità ossea dello scheletro femminile e la loro carenza (dovuta alla menopausa), è in relazione all’insorgenza dell’osteoporosi. Altri fattori che la possono causare sono:
- dieta povera di calcio e proteine;
- carenza vitamina D;
- fumo;
- insufficiente esercizio fisico.

Back