Moti rivoluzionari del 1848

In questo biennio tutta l’Europa fu scossa da una grave crisi dovuta all’ampia diffusione dei moti di protesta che ebbero il loro epicentro a Parigi.
Nonostante le diverse insurrezioni conobbero tutte il fallimento da esse ne scaturì un’Europa diversa; le cause principali furono la rivoluzione industriale, come rivoluzione economica e sociale, e la rivoluzione francese come rivoluzione politica, nonché l’affermarsi delle concezioni liberale, democratica e socialista.

La rivoluzione in Francia
Dagli anni Trenta la Francia conobbe il decollo della rivoluzione industriale mentre il regime orleanista diventava sempre più conservatore.
Nacque il dissenso in quei ceti che lo sviluppo generale andava privilegiando.
L’opposizione era quindi articolata in:
- legittimisti che rivendicavano i diritti al trono dei borboni;
- i clericali che rimproveravano al regime orleanista il progressivo laicismo;
- i nazionalisti e i bonapartisti che auspicavano un politica estera della Francia egemonica e tesa al prestigio nazionale;
-i repubblicani che volevano una riforma dello Stato, una più equa ridistribuzione della ricchezza e delle proprietà.
Negli anni ’40 il regime orleanista era quindi in crisi, accompagnata anche dalla crisi economica che portò alla sovrapproduzione industriale, il diffondersi della disoccupazione e la perdita del capitale finanziario; si aggravarono le misure fiscali per sanare il deficit dello Stato.
Nacque quindi la protesta che divenne subito insurrezione generale che portò alla caduta della monarchia di luglio, alla costituzione di un governo provvisorio e la proclamazione della repubblica.
Il nuovo governo procedette subito con provvedimenti democratici introducendo il suffragio universale maschile, l’abolizione della pena di morte per i detenuti politici, la cancellazione dei titoli nobiliari, la fine della schiavitù nelle colonie e l’istituzione degli opifici nazionali per impiegare i disoccupati e che costituirono il riconoscimento del diritto al lavoro; essi divennero però causa di malcontento e delusione poiché gli operai venivano occupati senza rispetto per le loro competenze il che mortificava le loro aspirazioni di rinnovamento sociale mentre in essi la borghesia vedeva il segno dell’affermarsi del comunismo.
Con le prime elezioni a suffragio universale la Francia votò i moderati che abolirono gli opifici e imposero l’arruolamento obbligatorio. Ai disoccupati non restò che insorgere per quattro giorni: rivoluzione di febbraio; essa fu lo scontro tra il proletariato parigino e la borghesia. L’insurrezione fu ferocemente repressa e la democrazia declinò; venne promulgata una nuova costituzione dove i cittadini potevano eleggere direttamente il presidente della repubblica.
Nelle successive elezioni vinse Luigi Bonaparte, nipote di napoleone, eletto da contadini e borghesi desiderosi di pace. Egli trasformò il governo in una dittatura personale restaurando l’impero. Per ingraziarsi il clero inviò truppe contro la repubblica romana; fece approvare poi una legge che gli garantiva la presidenza decennale riducendo i compiti del parlamento; infine si fece proclamare imperatore dei francesi.

La rivoluzione in Germania
L’insurrezione scoppiò anche a Vienna propagandosi in tutto l’impero asburgico.
Nacque da essa l’Assemblea costituente di tutti gli stati tedeschi.
I contadini chiedevano l’abolizione dei residui feudali, la debole borghesia voleva la liberalizzazione della vita politica e il riconoscimento dell’unità nazionale, difficilmente raggiungibile a causa dei due diversi progetti di: Grande Germania che voleva la riunificazione nazionale comprendendo anche l’Austria (nazionalisti e cattolici) e la Piccola Germania che escludeva l’Austria e sotto la guida dei prussiani.
Prevalse la Piccola Germania e l’Assemblea offrì la corona al re di prussia che però la rifiutò.
L’assemblea fu sciolta e le sue concessioni abrogate.

La rivoluzione dell’impero asburgico
Dopo Vienna la protesta dilagò a Berlino, Venezia, Milano, Budapest e Praga.
L’impero mostrò tutta la sua debolezza e l’imperatore Ferdinando I fu costretto a cedere alle richiesta più pressanti licenziando Metternich, simbolo della restaurazione, concedendo la libertà di stampa e promettendo una costituzione liberale.
Venne eletto a suffragio universale un nuovo Parlamento Costituente che abolì i privilegi feudali. L’azione del parlamento fu però frenata dalla continua rivoluzione causata dall’insorgere continuo di nuovi problemi e di nuovi contrasti sociali. Tutti i popoli sottomessi all’Austria insorsero:
- a Praga chiedevano più autonomia costituzionale nell’abito politico asburgico;
- a Budapest si formò un nuovo parlamento intenzionato all’indipendenza nazionale;
- a Venezia e Milano si scatenò la prima guerra d’indipendenza. La rivoluzione non conobbe unità di intenti e coordinamento di conseguenza l’impero resse e reagì con successo procedendo alla repressione. Dopo l’abdicazione di Ferdinando I salì al trono Francesco Giuseppe e la repressione fu completata.

La prima guerra di indipendenza italiana
Le riforme: tra il ’46 e il ’48 l’Italia conobbe un positivo periodo riformista che parve il preludio del progetto neoguelfista di Gioberti. Tutto ebbe inizio con l’elezione di Pio IX di idee moderate ma aperte concesse l’amnistia politica, aprì ai laici la guardia civica e la consulta di stato, abolì in parte la censura sulla stampa. Le riforme dilagarono così in tutta la penisola tranne nel regno delle due Sicilie dove infatti nacque la prima protesta popolare nel 1848.
Palermo insorse e la sommossa giunse fino a Napoli cosicché al re Ferdinando non restò che concedere uno Statuto (emanato nel contempo anche da Carlo Alberto per il regno di Sardegna, in Toscana e nello Stato Pontificio).
Lo Statuto albertino che rimarrà in vigore fino al 1946 prevedeva:
-la religione cattolica come religione di stato, con tolleranza per le altre credenze;
- lo stato è retto dalla monarchia ereditaria;
- sono riconosciute le camere con potere legislativo;
- dava al re il potere esecutivo;
- è garantita la libertà individuale;
- la libertà di stampa;
- l’inviolabilità della proprietà;
- riconosce il diritto alla riunione senz’armi;
- il re solo nomina i ministri;
E' una costituzione di stampo liberal-moderato.

La prima fase della guerra regia
Dopo Vienna insorsero Venezia, dove Manin proclamò la repubblica, e Milano dove le truppe austriache furono cacciate dopo 5 giorni di combattimento (18 marzo).
Anche nei ducati di Parma e Modena furono cacciati i principi e instaurati dei governi provvisori.
In Piemonte fu sollecitato il tempestivo invio da parte di Carlo Alberto di truppe in sostegno dei rivoluzionari, ma il re temporeggiò finche non nacquero dei contrasti all’interno degli insorti milanesi: da un lato vi era Cattaneo con i democratici federalisti contrari all’intervento del regno di Sardegna; dall’altro i filosabuadi, aristocratici ed alto borghesi, capeggiati da Casati che riteneva indispensabile l’intervento di Carlo Alberto. Il movimento mazziniano fu invece più moderato che giunse a milano.
Quando Radetzky viene sconfitto a molano Carlo Alberto dichiara guerra all’Austria, ma la lentezza del suo intervento permise agli austriaci di riparare nel quadrilatero, zona strategica, in attesa di rinforzi.
Carlo Alberto fu spinto ad appoggiare gli insorti per:
- acquisire nuovi territori sfruttando la debolezza austriaca;
- e perchè riteneva pericoloso che l’iniziativa indipendentista fosse condotta da democratici e repubblicani.
Anche gli altri sovrani inviarono contingenti, per gli stessi motivi, e con loro arrivò anche Garibaldi.
I primi successi furono piemontesi ma ben presto la figura di Carlo Alberto fu vista con sospetto perchè troppo egemonica, mentre il papa rischiava uno scisma e il fronte rivoluzionario andò quindi cedendo con il ritiro delle truppe inviate. I volontari toscani che si sacrificarono in alcuni scontri decisivi, permisero ai piemontesi di cogliere due successi a Goito e Peschiera ma ormai i rinforzi austriaci erano arrivati e lo scontro decisivo avvenne a Custoza dove i piemontesi furono nettamente sconfitti. L’armistizio venne firmato a Vigevano dopo che anche Milano, debolmente difesa, fu presa.

La seconda fase della guerra
Vi fu in questa fase l’opposizione democratica, che voleva la costituzione di un’Assemblea costituente italiana, i cui principali centri furono:
- Venezia dove dopo l’armistizio, venne proclamata la Repubblica di San Marco con Manin;
- Firenze dove il governo fu inizialmente formato da un triumvirato;
- Roma dove ci fu lo scontro tra reazionari clericali e democratici che portò all’allontanamento del papa e alla nascita di una Costituente Romana che proclamò la nascita della Repubblica Romana. Il governo fu affidato al triumvirato di cui fece parte anche Mazzini;
- In Toscana fu impossibile fare la stessa cosa poiché vigeva la dittatura personale di Guerrazzi;
- in Piemonte i democratici sostenevano la ripresa dei conflitti ma Gioberto, ora primo ministro, vedeva necessario aiutare i sovrani spodestati dalle insurrezioni: Pio IX e Leopoldo II per poi sostenere l’ipotese confederale, incontrò però il dissenso del re.
Egli vide però inevitabile lo scontro con l’Austria, sia per rilanciare il prestigio della sua figura, sia per tentare la soluzione monarchica sotto i Savoia; fu comunque sconfitto a Novara e decise di abdicare in favore di Vittorio Emanuele II che firmò l’armistizio che voleva l’allontanamento dei volontari mentre gli austriaci avrebbero continuato ad occupare parte del Piemonte.
A causa della sconfitta ci furono dei tumulti a Genova, sedata così come a Brescia, in toscana e nella Repubblica Romana nonostante la difesa attuata da Garibaldi, e a Venezia che cadde dopo una strenua resistenza.
Nelle due Sicilie venne restaurato Ferdinando II.

DOPO LE RIVOLTE DEL ’48-‘49

L’Inghilterra vittoriana.
L’Inghilterra conosce in questo periodo un processo di evoluzione capitalistica sia dell’agricoltura che dell’industria e del commercio da cui scaturirono una maggiore produzione, una diminuzione della manodopera sostituita dalle macchine, l’urbanizzazione.
In età vittoriana 1837-1901 l’Inghilterra conobbe un periodo di prosperità e sviluppo, mantenendo il proprio regime liberale che andava conciliandosi con le nuove esigenze della società; essa subì un’evoluzione in senso parlamentare in cui si delineava sempre più la supremazia della Camera dei Comuni, eletta a suffragio censitario e rappresentativa della borghesia.
Vi fu anche lo scontro tra liberali e conservatori: i primi volevano rafforzare la supremazia inglese nel mondo ed una moderata apertura verso i ceti più umili; i secondi cercava l’affermazione della supremazia aristocratica , degli anglicani e della corona.
Era però avvertita l’esigenza di una riforma elettorale atta ad aumentare il numero di elettori di cui si fede portavoce Gladstone, fallendo. Fu Disraeli , conservatore, a far approvare nel 1867 una nuova legge elettorale mentre nel 1872 fu introdotta la segretezza del voto.
Il nuovi elettori portarono però di nuovo al potere i liberali: Gladstone proseguì riorganizzando l’amministrazione, l’esercito e l’istruzione.

La Francia di Napoleone III
Luigi Napoleone restaurò in modo autoritario l’impero nel 1852 egli si riservò infatti la facoltà di dichiarare guerra, concludere la pace, promulgare leggi, scegliere i ministri. La camera eletta a suffragio universale maschile aveva solo potere consultivo mentre il senato, nominato dall’Imperatore, vegliava sulla costituzionalità delle leggi.
Egli giunse al potere tramite un colpo di stato ma per legittimarla mantenne un governo parlamentare e concesse il suffragio universale, peraltro inutile poiché egli proponeva solo plebisciti e impediva all’opposizione di intervenire.
Seppe inoltre assicurarsi l’appoggio della chiesa che influenzava anche l’istruzione, e della borghesia sostenendo lo sviluppo economico del paese favorendo il sistema di credito e creando la rete ferroviaria.
Lo stato in questo periodo intervenne direttamente nell’economia con prestiti ed opere pubbliche.
Attuò una decisa politica doganale liberista che portò al trattato commerciale con l’Inghilterra.
Per aumentare il prestigio della Francia tentò di riaffermarsi in Europa indebolendo il fronte conservatore (Austria e Russia) e avvicinandosi all’Inghilterra.
Però, mentre all’interno il potere di Napoleone III si reggeva sulle forze conservatrici, all’esterno egli era favorevole alle forze liberali che sopprimeva in patria.
Questo contrasto lo portò a perdere l’appoggio del pontefice (a causa dell’aiuto concesso al Piemonte, visto come una minaccia) e degli industriali (trattato doganale) e lo costrinse ad attuare una politica di equilibrismo concesse quindi: un’amnistia politica, l’ampliamento delle prerogative del parlamento, l’abolizione della censura sulla stampa, la laicizzazione dell’istruzione, il riconoscimento dei sindacati.
Inoltre diedi impulso al colonialismo in Egitto (canale di Suez), in Algeria, Senegal e Messico.
Nonostante tutto il Paese era ormai contro l’Imperatore: i conservatori rivolevano l’autoritarismo; i repubblicani volevano radicali trasformazioni; il terzo partito favorevoli ad un’evoluzione liberale.
Il terzo partito vinse le elezioni e iniziò il governo liberale - bonapartista che ratificò una nuova costituzione nel 1870 per ampliare le funzioni del parlamento. Poco dopo l’impero crollò.

L’impero Asburgico
La politica dell’Impero fu volta alla negazione del liberalismo e del nazionalismo, ispiratori della rivoluzioni del 48 -49.
Nel 1867 ci fu un compromesso che concesse vasta autonomia alla nazionalità Magiara costituendo la duplice monarchia austro-ungarica.

L’espansionismo russo e la guerra di Crimea
In Russia il movimento insurrezionale non si fece sentire cosicché Nicola I si era proposto come difensore dell’ordine reprimendo le rivolte ungheresi, dando alla politica estera un indirizzo espansionistico e senza badare ai problemi interni del paese.
Tentò infatti di conquistare uno sbocco sul mediterraneo e di egemonizzare i Balcani.
L’Inghilterra non era favorevole a tali progetti così come Napoleone III e l’Austria.
La guerra di Crimea ebbe quindi il significato di reazione europea all’espansionismo russo; Nicola I si trovò isolato e fu duramente sconfitto.
Tentò la via diplomatica coi turchi i quali rifiutarono e gli diedero il pretesto di attaccare avendo come scusante il protettorato sui cristiani dell’impero ottomano. Questo spinse la Francia e l’Inghilterra a iniziare la guerra, seguite dal Piemonte di Cavour. Nonostante la supremazia degli alleati la guerra si protrasse e si incentrarono nella penisola di Crimea. Fu l’isolamento politico a spingere lo zar alla resa a cui successe Alessandro II che concluse la pace.
Il congresso di Parigi del 1956 regolò i rapporti russo- turchi, sancendo l’indipendenza della Turchia, della Moldavia e della Vallacchia da cui nascerà lo stato rumeno.

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