Il dopoguerra in Europa

La guerra aveva accelerato i fenomeni sociali:
- nel lavoro nei campi, nelle fabbriche e negli uffici le donne avevano sistituito fratelli e mariti;
- l’espansione dell’industria di guerra aveva spostato dalle campagne alle città lavoratori non qualificati (donne e ragazzi non in età di leva);
- l’allargamento dell’area del lavoro femminile e l’assenza dei capi famiglia avevano messo in crisi le strutture tradizionali (famiglia patriarcale);
- l’abbigliamento era piu’ libero e disinvolto;
- i giovani si divertivano andando al cinema e ascoltando la musica americana importata dai soldati statunitensi.
Il primo problema quindi fu il reinserimento dei reduci: chi aveva rischiato la vita sui campi di battaglia era convinto di avere un credito nei confronti della società.
Inoltre la guerra aveva dimostrato l’importanza del principio di organizzazione. Per far valere i propri diritti er necessario associarsi in gruppi numerosi. Si accebtuò così la tendenza alla massificazione della politica, a discapito delle forme tradizionali dell’attività politica; infatti acquistavano peso le manifestazioni pubbliche basate sulla partecipazione diretta dei cittadini.

Le conseguenze economiche.
Tranne gli Stati Uniti, tutti gli altri Paesi uscirono dal conflitto in condizioni di grave dissesto economico. Le tasse non erano sufficienti a coprire le spese di guerra, perciò i governi cominciarono a stampare carta moneta in eccedenza causando l’inflazione. Gli operai dell’industria riuscirono a difendere le loro retribuzioni (misurate in potere d’acquisto) meglio dei dipendenti pubblici; tutto ciò creava tensioni.
Stati Uniti e Giappone avevano aumentato le esportazioni e avevano sostituito gli europei sul mercato dell’Asia e del Sud America.
L’Argentina, il Brasile, il Canada, il Sud Africa e l’Australia avevano sviluppato una prorpia produzione industriale.
Gran Bretagna e Francia persero molti partner commerciali europei stremati dalla guerra, come: Germania, Russia, Impero austro-ungarico e i nuovi Stati.
Nel dopoguerra si ebbe una ripresa del protezionismo doganale, sopprattutto da parte dei nuovi Stati.
L’industria europea, grazie all’intervento statale, riuscì a mantenere alti i livelli produttivi, ma questa sistuazione durò meno di 2 anni e fu seguita da una fase depressiva che portò ad un aumento della disoccupazione.

Il biennio rosso.
Tra il 1918 e il 1920 il movimento operaio europeo conobbe una grande avanzata politica:

- i partiti socialisti registrarono incrementi elettorali; - i sindacati dei lavoratori diedero vita ad agitazioni che migliorarono le retribuzioni e ridussero l’orario di lavoro a 8 ore giornaliere;
- si formarono consigli operai che si proponevano come rappresentanti diretti del proletriato.
In Francia e Gran Bretagna le classi dirigenti contennero il movimento operaio.
In Germania, Austria e Ungheria ci furono dei tentativi rivoluzionari che però furono stroncati.
In Russia la rivoluzione d’ottobre aveva accentuato la frattura tra i rivoluzionari e il resto del movimento operaio. Il contrasto fu sancito nel 1919 con la costituzione dell’Internazionale comunista.

La rivoluzione nell’Europa centrale.
Al momento della firma dell’armistizio, lo Stato tedesco si trovava in una situazione rivoluzionaria: l’esercito si era disgregato e i soldati tornavano nei paesi portando con sè le proprie armi.
Il governo era esercitato da un Consiglio dei commissari del popolo presieduto dal socialdemocratico Ebert e composto da socialisti. Ma nella città i veri padroni erano i consigli degli operai e dei soldati, che occupavano aziende e sedi di giornali e requisivano viveri da distribuire alla popolazione.
I socialdemocratici erano contrari a una rivoluzione di tipo sovietico e non intendevano smantellare le strutture sociali e civili. Si creò così un punto di incontro fra i capi della Spd e la vecchia classe dirigente.
La Spd si scontrò con i ricoluzionari della Lega di Spartaco che si opponeva alla convocazione della Costituente. Il 5-6 gennaio 1919 i berlinesi protestarono contro al destituzione di un esponente della sinistra dalla carica di capo della polizia. Gli spartachisti incitarono i lavoratori a rovesciare il governo. Il governo affidò l’incarico di reprimere la rivolta al commissario della Difesa Gustav Noske, il quale si servì di squadre volontarie. L’insurrezione fu repressa e i leader, Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg. Furono arrestati e uccisi.
Il 19 gennaio si tennero le elezioni per l’Assemblea costituente. I socialdemocratici furono il partito piu’ forte, ma non raggiunsero la maggioranza assoluta, perciò si accordarono con i cattolici del Centro e i democratici. Questo accordo rese possibile l’elezione di Ebert alla presidenza della Repubblica e il varo della costituzione di Weimar (dal nome della città in cui operò l’Assemblea). La costituzione prevedeva:
- il mantenimento della struttura federale dello Stato;
- il suffragio universale maschile e femminile;
- il Presidente della Repubblica veniva eletto dal popolo.
L’estrema destra diffuse la leggenda della pugnalata alla schiena: l’esercito tedesco sarebbe stato in grado di vincere se non fosse stato tradito da una parte del Paese. Era una leggenza priva di fondamento ma gettò discredito sulla Repubblica.
Nelle elezioni del 1920 la Spd cedette il governo ai cattolici del Centro.

In Austria, dopo la fine della guerra e la proclamazione della Repubblica, furono i socialdemocratici a governare, mentre i comunisti tentarono una insurrezione. Nel 1920 la maggioranza assoluta andò al Partito cristiano-sociale.

In Ungheria, dopo un esperimento di Repubblica sovietica, si instaurò un regime autoritario guidato dall’ammiraglio Horthy e sorretto dalla Chiesa e dai grandi proprietari terrieri.

La crisi del dopoguerra e il “biennio rosso” in Italia.
L’economia presentava i tratti tipici della crisi postbellica:
- sviluppo abnorme di alcuni settori industriali;
- deficit nel bilancio statale;
- inflazione.
La classe operaia:
- chiedeva miglioramenti economici;
- reclamava maggior potere in fabbrica;
- manifestava tendenze rivoluzionarie.
I contadini del Centro-Sud tornavano con una maggiore consapevolezza dei loro diritti; i ceti medi si organizzavano per difendere i loro interessi.
La classe dirigente non fu in grado di dominare la mobilitazione di massa e perse la sua egemonia. Favorite fuorono le forze socialiste e cattoliche.
I cattolici nel 1919 diedero vita al Partito popolare italiano (Ppi). Il primo segretario fu don Luigi Sturzo e, pur ispirandosi alla dottrina cattolica, si dichiarava laico.
Crebbe anche il Partito socialista; in esso prevaleva la corrente di sinistra chiamata massimalista. I massimalisti avevno il loro leader in Serrati; il loro obiettivo era l’instaurazione della repubblica socialista fondata sulla dittatura del proletariato.
Dal punto di vista degli equilibriinternazionali, l’Italia ne uscì rafforzata. Essa aveva raggiunto i confini naturali, ma la dissoluzione dell’Austria-Ungheria poneva problemi non previsti nel patto di Londra: in esso si stabiliva che la Dalmazia (abitata da slavi) fosse annessa all’Italia e che la città di Fiume (abitata da italiani) restasse all’impero austro-ungarico.
La delegazione italiana a Versailles, capeggiata dal presidente del Consiglio Orlando e dal ministro degli Esteri Sonnino, chiese l’annessione di Fiume sulla base del principio di nazionalità, ma gli alleati si opposero.
Questo insuccesso segnò la fine del governo di Orlando, che si dimise. Il nuovo ministero fu presieduto da Nitti.
L’opinione pubblica intanto maturò un sentimento di sotilità verso gli alleati, accusandoli di voler defraudare l’Italia dei frutti della vittoria. Si parlò di vittoria mutilata (espressione coniata da Gabriele D’Annunzio).
Nel settembre 1919 i reparti militari ribelli insieme a gruppi di volontari, sotto il comendo di D’Annunzio occuparono la città di Fiume e ne proclamarono l’annessione all’Italia.
Fra il 1919 e il 1920 l’aumento dei prezzi al consumo causò agitazioni sociali, che sfociarono in tumulti nelle maggiori città italiane.
Il settore dei servizi pubblici fu sconvolto da una serie di scioperi. Le lotte dei lavoratori agricoli si scatenarono nella Bassa Padana e nel Centro-Nord. Nelle campagne del Centro-Sud, invece, le terre incolte e i latifondi vennero occupati dai contadini poveri. Queste agitazioni però non erano collegate tra loro.
Nel 1919 si ebbero le prime elezioni politiche del dopoguerra; esse furono le prime tenute con il metodo della rappresentanza proporzionale con scrutinio di lista: questo metodo prevedeva il confornto tra liste di partito (invece di singoli candidati), e assicurava alle liste un numero di seggi proporzionale ai voti ottenuti. Si affermarono i socialisti.
Il ministero Nitti sopravvisse fino al 1920, quando costituì il nuovo governo Giolitti. I risultati piu’ importanti che il nuovo governo raggiunse riguardavano la politica estera; nel 1920 fu firmato il trattato di Rapallo con la Jugoslavia:
- l’Italia conservò Trieste, Gorizia e l’Istria;
- la Jugoslavia ebbe la Dalmazia, tranne la città di Zara;
- Fiume fu dichiarata città libera (nel 1924 diventerà italiana).
Giolitti incontrò difficoltà nella politica interna: nel 1920, l’agitazione degli operai metalmeccanici culminò nell’occupazione delle fabbriche. L’occupazione fu decisa dalla Fiom (Federazione degli operai metallurgici, aderente alla Cgl). L’episodio si concluse con un accordo che accoglieva le rivendicazioni sindacali. Ma questo esito lasciò scontenti i lavoratori, soprattutto le correnti radicali, capeggiate da Gramsci, delusi rispetto alle attese maturate nei giorni dell’occupazione.
Al congresso del partito, che si tenne a Livorno nel 1921, la minoranza di sinistra abbandonò il Psi e formò il Partito comunista.

Nascita e avvento del fascismo.
La classe operaia fu indebolita dalle divisioni interne e dalla crisi econmica che causò disoccupazione. In questo periodo si sviluppò il fascismo.
Il movimento fascista era nato a Milano nel marzo del 1919 quando Mussolini aveva fondato i Fasci di combattimento. Questo movimento chiedeva riforme politiche e sociali, ma era avverso ai socialisti.
Nel 1921 si fondò su strutture paramilitari e puntò su una lotta contro i socialisti e contro le organizzazioni contadine della Valle Padana.
Le leghe rosse avevano ottenuto miglioramenti salariali e controllavano il mercato del lavoro, contrattando con i proprietari il numero di giornate lavorative. La loro debolezza, però, fu il contrasto fra la strategia delle organizzazioni socialiste e gli interessi delle categorie intermedie, che aspiravano a trasformarsi in proprietari.
Nel 1920, a Bologna, i fascisti si mobilitarono per impedire l’insediamento della nuova amministrazione comunale socialista. I socialisti, incaricati di difendere il Palazzo dìAccursio, sede del Comune, spararono sulla folla composta dai loro sostenitori. I fascisti trassero il pretesto per scatenare ritorsioni antisocialiste.
I proprietari terrieri scoprirono nei Fasci lo strumento capace di abbattere il potere delle leghe e li sovvenzionarono; inoltre molte reclute affluirono nelle loro file. Questo fenomeno, detto squadrismo, si diffuse in tutte le province. L’offensiva squadrista ebbe ovunque le stesse caratteristiche:
- le squadre parivano dalle città e si spostavano in camion per le campagne;
- obiettivo erano i municipi, le sedi delle leghe e le case del popolo, che vennero incendiati.
Giolitti pensò di servirsi del movimento fascista per ridurre le pretese dei socialisti; per questo motivo, nel maggio 1921, convocò le elezioni per favorire l’ingresso di candidati fascisti nei blocchi nazionali, cioè nelle liste di coalizione. Alla Camera entrarono 35 deputati fascisti capeggiati da Mussolini.
Giolitti si dimise a luglio, il suo successore, il socialista Bonomi, cercò di favorire una tregua, che fu conclusa nell’agosto 1921, con la firma di un patto di pacificazione tra socialisti e fascisti. All’accordo però si opposero i ras (fascisti intransigenti), che riconobbero la guida politica di Mussolini. Il movimento fascista divenne il Partito nazionale fascista (Pnf).
Nel 1922 cadde il ministero Bonomi e si costituiva il ministero Facta. La scarsa autorità politica del nuovo governo diede spazio all’offensiva fascista, alla quale i socialisti non riuscirono ad opporsi. Il 1° agosto 1922 fu proclamato uno sciopero generale legalitario in difesa delle libertà costituzionali. I fascisti lanciarono una nuova offensiva contro il movimento operaio. Si creò così una nuova scissione: i riformisti guidati da Turati abbandonarono il Psi e fondarono il Partito socialista unitario (Psu).
Mussolini intanto mirava al potere, così, da un lato si guadagnò il favore degli industriali dichiarando di voler restituire l’iniziativa privata, dall’altro si preparava al colpo di Stato. Egli cominciò a progettare una marcia su Roma, cioè una mobilitazione di tutte le forze fasciste, con obiettivo la conquista del potere centrale.
Tra il 27-28 ottobre 1922 ebbe inizio la mobilitazione delle squadre fasciste; il re rifiutò di firmare il decreto per la proclamazione dello stato d’assedio (cioè per il passaggio del potere alle autorità militari). Mussolini chiese e ottenne di essere chiamato a presiedere il governo.

La stabilizzazione moderata in Francia e in Gran Bretagna.
In Francia e in Gran Bretagna l’obiettivo della stabilizzazione sul piano della politica interna fu raggiunto.

FRANCIA: la maggioranza di centro-destra attuò una politica conservatrice. Nel 1924 i radicali, uniti ai socialisti in una coalizione elettorale (il cartello delle sinistre), portarono alla presidenza del Consiglio il loro leader Herriot. Nel luglio del 1926 la guida del governo fu assunta dall’ex presidente della Repubblica Poincarè, che riuscì a risanare il bilancio statale aumentando la pressione fiscale. In questi anni la Frncia conobbe un boom nei settori chimico e meccanico.

GRAN BRETAGNA: allentò i vincoli politici con i territori d’oltremare. Nel 1926 Canada, Sud Africa e Australia furono associati al Commonwealth britannico (libera federazione di Stati che assicurò il mantenimento di legami economici fra la Gran Bretagna e le sue ex colonie).
Le forze moderate guidarono il paese negli anni del dopoguerra. Fra il 1918 e il 1929 i conservatori furono al potere. Nel 1924 la vittoria di una coalizione liberal-laburista consentì la formazione di un nuovo governo guidato da Mac Donald.
I conservatori portarono avanti una politica di contenimento dei salari che li portò a scontrarsi con i sindacati. Infatti nel 1926 si verificò uno sciopero di minatori, che chiedevano aumenti di salari. L’agitazione durò 7 mesi, ma fu sospesa. Il governo minò alla base l’opposizione laburista:
- furono vietati gli scioperi di solidarietà;
- fu dichiarata illegale la pratica per cui gli aderenti alle Trade Unions venivano iscritti “d’ufficio” al Labour Party.
Nonostante ciò i laoburisti si affermarono nelle elezioni del 1929.

La Repubblica di Weimar.
La Repubblica di Weimar era un modello di democrazia parlamentare. Il punto debole, però, stava nella frammentazione dei gruppi politici, che rendeva instabili maggioranze e governi. La Spd rimase per circa 10 anni il partito piu’ forte; le classi medie si riconoscevano nel Centro cattolico e nella destra conservatrice.
Altro elemento di debolezza era la diffidenza nei confronti della democrazia da parte della classe dirigente e della media e piccola borghesia che associavano la Repubblica alla sconfitta e al problema delle riparazioni.
L’annuncio dell’entità delle riparazioni suscitò proteste: l’estrema destra scatenò un’offensiva terroristica contro i repubblicani. I governi che si succedettero tra il 1921 e il 1923 pagarono le prime rate delle riparazioni, ma evitarono interventi sulle tasse, perciò dovettero aumentare la stampa di carta-moneta accelerando l’inflazione.
Nel 1923 la Francia e il Belgio, con il pretesto del mancato pagamento di alcune riparazioni, occuparono la Ruhr. Non potendo reagire militarmente, il governo incoraggiò la resistenza passiva della popolazione.
Il potere d’acquisto del marco fu annullato; lo Stato stampava banconote in quantità sempre maggiore, ma chi riceveva denaro svalutato se ne liberava in fretta, alimentando l’inflazione. Chi possedeva risparmi in denaro o in titoli di Stato perse tutto, mentre furono avvantaggiati i possessori di beni reali e coloro che avevano contratto debiti.
Nell’agosto del 1923 si formò il governo presieduto da Stresemann, il quale:
- decretò la fine della resistenza passiva nella Ruhr;
- riallacciò i contatti con la Francia;
- decretò lo stato di emergenza e se ne servì per reprimere un’insurrezione comunista ad Amburgo.
A Monaco, tra l’8 e il 9 novembre 1923, alcuni aderenti dell’estrema destra cercarono di organizzare un’insurrezione, ma il complotto, capeggito da Hitler, non ottenne l’appoggio dei militari. Hitler fu condannato a 5 anni di carcere.
Nell’ottobre del 1923 fu emesso un nuovo marco il cui valore era garantito dal patrimonio agricolo e industriale della Germania; allo stesso tempo fu avviata una politica deflazionistica (basata sull’aumento delle imposte).
Nel 1924 si giunse ad un accordo sulle riparazioni. Esso era basato su un piano elaborato dal finanziere americano Dawes: la Germania avrebbe potuto far fronte ai suoi impegni solo se la sua macchina produttia funzionasse al meglio; inoltre prevedeva che la finanza internazionale sovvenzionasse lo Stato tedesco con prestiti a lunga scadenza.
Anche la situazione politica si stabilizzò. I partiti di centro e di centro-destra mantennero il potere fino al 1928. Stresemann conservò la carica di ministro degli Esteri fino alla sua morte (1929).

La ricerca della distensione in Europa.
Una fase di distensione venne inaugurata grazie alla collaborazione tra le 2 potenze ex nemiche. Il risultato fu rappresentato dagli accordi di Locarno dell’ottobre 1925, che consistevano nel riconoscimento da parte di Germania, Francia e Belgio delle frontiere tracciate a Versailles e nell’impegno di Gran Bretagna e Italia a controllare violazioni.
Un anno dopo la Germania fu ammessa alla Società delle nazioni. Nel 1929 un nuovo piano elaborato da un finanziere statunitense, Young, ridusse l’entità delle riparazioni e ne graduò il pagamento in 60 anni.
Con l’inizio della crisi economica mondiale questa fase si interruppe. Nel 1930 la Francia iniziò la costruzione della linea Maginot (fortificazioni difensive) lungo il confine con la Germania.

I regimi autoritari nell’Europa degli anni ‘20.
Regimi autoritari furono instaurati in Ungheria, Polonia, Bulgaria e Jugoslavia. Questi erano regimi autoritari di tipo tradizionale, cioè sostenuti dall’esercito e privi di una base di massa.
In Spagna e in Portogallo i militari interruppero la democrazia parlamentare:
• Spagna: nel 1923 il generale Miguel Primo de Rivera restò al potere fino al 1930, quando il suo regime fu sostituito dalla Repubblica, destinata a vita breve;
• Portogallo: nel 1926 un economista cattolico, Antonio Oliveira de Salazar, assunse il ruolo di guida di un regime autoritario.

La Turchia era oggetto di un tentativo di spartizione in zone di influenza da parte di Gran Bretagna e Francia. La reazione venne dalle forze armate e fu il generale Kemal ad assumere la guida del movimento. La Tuchia sconfisse la Grecia, ebbe riconosciuta la sua sovranità sull’Anatolia e recuperò il controllo degli Stretti.
Nel 1922 venne abolito il sultanato e fu proclmata la repubblica. Kemal fu nominato presidente con poteri semidittatoriali e si impegnò in una politica di occidentalizzazione.

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