La rivoluzione industriale

La rivoluzione è un radicale cambiamento che avviene nella società, come conseguenza dei mutamenti avvenuti nel sistema produttivo.
Fu un processo articolato:
- invenzione e innovazione tecnica. I progressi tecnici rivoluzionarono il modo di produrre e fu inventata da J. Watt la macchina a vapore.
- accumulazione capitalistica ed investimenti. All’industria in espansione occorreva il sostegno degli investimenti con l’impiego di crescenti capitali.
- spirito imprenditoriale e ruolo statale. Nacque la mentalità imprenditoriale, indispensabile dato che l’arricchimento poteva trasformarsi in spese non produttive, mentre lo Stato determinava le condizione dello sviluppo.
- sviluppo delle città e questione operaia. L’affermarsi delle macchine implicò lo sviluppo delle fabbriche e delle città, mete di immigrazione.
- rivoluzione agricola. Da agricoltura di sussistenza a agricoltura commerciale.
- rivoluzione demografica: continuo incremento della popolazione.

Ogni paese ebbe un proprio sviluppo nel contesto della rivoluzione industriale.
Si possono evidenziare tre fasi della trasformazione produttiva ognuna caratterizzata dall’avvento di nuove forme di energia:
- 1 rivoluzione industriale: uso del carbone e della macchina a vapore
- 2 rivoluzione industriale(1870): uso del petrolio per l’elettricità e il motore a scoppio
- 3 rivoluzione industriale: uso dell’energia atomica, nascita dell’astronautica e dell’informatica.

Il primo paese in cui si avviò il processo fu l’Inghilterra intorno al 1780 grazie a diversi fattori come: la situazione politica: dinamica ed evoluta (parlamento); la rivoluzione agricola la quale implicò la liberazione dei capitali e di forza lavoro; l’incremento demografico dovuto all’aumento della produttività e cha come conseguenza presenta un aumento della domanda di beni di consumo; l’espansione commericale che la portò ad aumentare considerevolemente il commercio internazionale determinando una ricchezza monetaria investibile nella produzione industriale; le notevoli risorse minerarie; le innovazioni tecniche.
Il secondo paese ad attuare la rivoluzione fu il Belgio nel 1790 in un contesto simile a quello inglese.
La Francia fu invece la più anomale: lo sviluppo ebbe una particolare gradualità che lasciò sopravvivere il mondo rurale; solo nella fase successiva l’equilibrio tra i due si ruppe modificando l’assetto economico e produttivo del paese. La causa di ciò è la stagnazione demografica, il disordine politico interno, la perdita della colonie, la sconfitta del blocco continentale e l’isolamento internazionale.

In Germania il decollo industriale si ebbe attorno al 1850. Qui i proprietari terrieri di tradizione feudale promossero la trasformazione agricola; si ebbe così il lento superamento dei vincoli feudali mentre lo stato supportò la borghesia; il sistema tedesco coinvolse anche il sistema bancario.

Sempre nel 1850 si colloca la rivoluzione industriale americana mentre nella seconda metà dell’800 e primi 900 si ha quella italiana giapponese e russa.

La 1 fase si può suddividere in:
- 1830-40 produzione tessile
- 1840 in poi avvento delle ferrovie, settore metallurgico.
L’andamento della rivoluzione è ciclico: espansione, crisi, stagnazione, espansione...

Tecnica e scienza
L’industria tessile ebbe un ruolo trainante e fu reso possibile dalle numerose innovazioni che coinvolsero l’intero processo produttivo.
Nel settore tessile importante fu l’invenzione della spoletta volante, la macchina filatrice...
L’energia umana veniva così sostituita dall’energia idraulica e la produzione da artigianale si concentrò nelle fabbriche, vicino ai corsi d’acqua.
Ciò che caratterizzo la rivoluzione ind. fu però la macchina a vapore che permise alle fabbriche di distanziarsi dalle materie prime per preferire la vicinanza ai mercati, ai porti e nelle città; aumentò così anche la richiesta di carbone che diede impulso all’attività estrattiva, l’avvento delle navi a vapore per il trasporto, la miglioria delle strade ecc.
In tutti i settori vi furono radicali innovazioni: il telegrafo di S. Morse, l’introduzione del cemento per l’edilizia.

Capitale ed investimenti
L’Inghilterra, dato che godette di molte favorevoli condizioni, no dovette richiedere finanziamenti per la nascente industria inglese mentre, la maggior concentrazione di capitali si ebbe nei Paesi Bassi e nei porti dell’atlantico che però non conobbero una grande crescita.
Questi capitali in parte furono reperiti con l’agricoltura e coi commerci e in parte con il reinvestimento dei profitti, prodotti in misura considerevole.
L’iniziale difficoltà dei trasporti portò alla formazione di mercati protetti in cui un’unica industria stabiliva i prezzi. Si sviluppò anche l’organizzazione finanziaria, importante specialmente in quegli stati che, essendo cresciute in ritardo rispetto all’Inghilterra, ebbero da confrontarsi con essa per coprirne il divario.
Si costituirono delle banche d’affari specializzate in investimenti industriali, le società per azioni in grado di gestire enormi finanziamenti, la borsa per la valutazione delle azioni (Londra e Parigi).
Il capitalismo, già distinzione tra il produttore ed i salariati, divenne il sistema caratterizzante il libero e conccorrenziale mercato, dominato dalla legge del profitto.

Stato e imprenditori
In questi casi lo stato può svolgere una duplice funzione:
-positiva nell’assecondare la crescite;
-negativa se la frena o la ritarda.
Ma comunque sia la sua posizione non è mai priva di conseguenze. In Inghilterra il ruolo dello stato non fu trascurabile, infatti abrogò numerose leggi che non permettevano la completa mobilità del lavoro, la libertà di impiego del capitale e il flusso autonomo di merci all’estero. Rimosse quindi tutti gli ostacoli ereditati dal passato (privilegi delle grandi compagnie commerciali, norme delle gilde e corporazioni ecc.)
Nel corso della rivoluzione, l’intervento dello Stato fu indispensabile a far mantenere all’Inghilterra la propria supremazia, infatti assecondò l’industrializzazione e la protesse tramite elevati tasse doganali, agevolazioni finanziarie ecc.
Soprattutto la grande costruzione di opere di pubblica utilità, come le ferrovie, sottolineò l’importantissimo ruolo dello Stato, il quale divenne attivo, controllando l’operato delle compagnie, appaltando l’esercizio o mantenendolo.
Intanto, gli stati continentali videro come unico modo per accelerare lo sviluppo l’istruzione e, proprio per questo, furono create scuole a tutti i livelli; questo fu segno di evoluzione civile ed economica della singole nazioni.
Importanti furono anche gli imprenditori che si dimostrarono capaci di gestire grandi industrie con grandi profitti.

Sviluppo della città e questione sociale
In Europa vi fu una tumultuosa crescita delle città; le cause di questo fenomeno sono da ricercare non solo nell’industria, ma anche nella fine del sistema feudale.
Le macchine sconvolsero completamente il sistema produttivo. I bambini e le donne venivano assunti per convenienza economica e docilità nell’eseguire il lavoro; il licenziamento era possibile in ogni momento e la giornata lavorativa raggiungeva le 13/15 ore. Vi fu una totale carenza legislativa e, nonostante l’intervento di gruppi religiose e umanistici, l’imprenditore disponeva con assoluta autorità sui propri dipendenti.
Lo Stato nell’intento di mantenere l’ordine pubblico (aumento della delinquenza, dell’alcolismo e della prostituzione) appoggiava la logica del profitto.
Però, anche se all’inizio si ebbe un aggravamento della condizione di vita, a lungo termine il miglioramento divenne innegabile.
A volte la situazione degenerò in atti vandalici e violenti; la protesta fu molto attiva agli inizi dell’800 e si risolse nella distruzione delle macchine; prese il nome di ludismo dal capo della rivolta Ned Ludd.
Negli anni trenta nacquero i primi sindacati.

La rivoluzione agricola
Tra il 1800 ed il 1850 venne incrementata e diffusa la produzione agricola; le cause furono molteplici:
- la progressiva fine dei legami feudali e delle proprietà ecclesiastiche;
- l’affermazione di nuove tecniche di coltivazione e di rotazione delle colture;
- l’introduzione delle macchine, più rapida in America che in Europa.
Si diffuse di conseguenza la commercializzazione dei prodotti, diminuirono gli addetti all’agricoltura e, soprattutto in Gran Bretagna, Olanda, Francia, Germania ed Italia sett. intervenne la borghesia a livello imprenditoriale, investendo e ricavandone profitti impiegabili anche in altri settori.
Tra rivoluzione Industriale e rivoluzione Agricola si crea una stretta correlazione infatti, la costituzione delle città industriali non sarebbe stata possibile senza l’incremento della produzione agricola ma, allo stesso tempo, la produzione agricola, per svilupparsi, ebbe necessità di grandi centri di assorbimento.
La rivoluzione agricola rappresenta l’insostituibile precondizione della Rivoluzione Industriale.

La rivoluzione demografica
Nella prima metà dell’800 lo sviluppo demografico fu ininterrotto ma lento, fino al 1750 quando il tasso di incremento conobbe una certa accelerazione.
I motivi del fenomeno sono da attribuire a una diminuzione del tasso di mortalità ed al prolungamento della vita media (sviluppo moderno), in contrasto con un tipo di sviluppo detto tradizionale, dovuto all’aumento delle nascite.
Il calo della mortalità fu dovuto ai progressi della medicina e dell’igiene, dal diffondersi di metodi razionali nella coltivazione e nell’allevamento del bestiame, dal complessivo sviluppo della produzione.
Vi fu anche la scomparsa della peste e delle altre malattie epidemiche come il colera, fu scoperto il vaccino per il vaiolo, e cessarono le carestie.
L’incremento della popolazione europea non fu però omogeneo a causa dei diversi modelli di sviluppo industriale: in Inghilterra, dove la rivoluzione fu eccezionale e tumultuosa, la diminuzione della mortalità fu accompagnata dall’incremento delle nascite; in francia invece la crescita fu più lenta e costante.

In Inghilterra e Germania l’industrializzazione implicò l’aumento della popolazione, in Francia invece il lento sviluppo industriale caratterizzò la lenta crescita demografica; in America l’incremento demografico fu determinato dall’immigrazione mentre in paesi come l’America Latina il decollo industriale è frenato proprio dall’abbondanza di manodopera.

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