Rivoluzione russa
Nel marzo 1917 il regime zarista fu abbattuto dalla rivolta degli operai di Pietrogrado, la successione fu assunta da un governo provvisorio di orientamento liberale.
L’obiettivo era continuare la guerra con l’Intesa e promuovere l’occidentalizzazione del Paese. Questo gruppo era composto da:
- liberal-moderati che facevano capo al partito dei cadetti (costituzionali democratici),
- i menscevichi che si ispiravano ai modelli della socialdemocrazia europea,
- i socialisti rivoluzionari che rappresentavano le masse contadine.
Rifiutarono la partecipazione al potere i bolschevichi.
Al potere legale del governo si era affiancato il potere dei soviet, che agiva come un parlamento proletario, emanando ordini in contrasto con le disposizioni governative.
Nell’aprile del 1917 Lenin, leader dei bolscevichi, rientrò in Russia. Egli diffuse un documento in 10 punti, le “tesi di aprile”, in cui poneva il problema della presa del potere. L’obiettivo era quello di conquistare la maggioranza nei soviet.
Questo programma portò molti consensi al partito bolscevico, ma lo allontanò dagli altri gruppi socialisti. Il primo episodio di ribellione al governo provissorio si ebbe a Pietrogrado quando soldati e operai armati impedirono la partenza per il fronte di alcuni reparti. L’insurrezione fallì per l’intervento di truppe favorevoli al governo. Lenin fu costretto a fuggire.
A settembre fu represso un colpo di stato dal governo presieduto da Kerenskij, ma i bolscevichi ne uscirono rafforzati, infatti conquistarono la maggioranza nei soviet di Pietrogrado e di Mosca.
Soviet: (=consiglio) indica gli organismi rivoluzionari, espressi dai lavoratori, che costituirono la struttura dello Stato nato dalla rivoluzione bolscevica.
La rivoluzione d’ottobre.
In ottobre Trotzkij (sinistra menscevica, eletto in settembre presidente del soviet di Pietrogrado) organizzò l’insurrezione.
Il 7 novembre, soldati rivoluzionari e guardie rosse (=milizie operaie) circondarono il Palazzo d’Inverno, sede del governo provvisorio, e se ne impadronirono. Intanto si riuniva a Pietroburgo il Congresso panrusso dei soviet, cioè l’assemblea dei delegati dei soviet di tutte le province dell’ex impero russo. Il congresso approvò 2 decreti proposti da Lenin:
1. il primo faceva appello a tutti i paesi in guerra per una pace senza annessioni e indennità;
2. il secondo aboliva la grande proprietà terriera.
Il nuovo potere si garantiva l’appoggio delle masse contadine.
Veniva costituito un nuovo governo rivoluzionario, composto dai bolscevichi di cui Lenin era presidente, chiamato Consiglio dei commissari del popolo.
I menscevichi, i cadetti e i socialrivoluzionari protestarono, non tramite manifestazioni, ma convocando l’Assemblea costituente, le cui elezioni a suffragio universale erano fissate per la fine di novembre. I socialrivoluzionari ottennero la maggioranza assoluta.
La Costituente fu sciolta con l’intervento di militari bolscevichi.
Lenin riconosceva solo al proletariato il diritto di guidare il processo rivoluzionario, attraverso i soviet. Con lo scioglimento della Costituente, il potere bolscevico poneva le premesse per una dittatura di partito.
Dittatura e guerra civile.
Per i bolscevichi fu difficile amministrare un paese immenso ed affrntare i problemi ereditati dal vecchio regime. I leader bolscevichi volevano costruire un nuovo Stato ispirato alla Comune di Parigi, grazie all’appoggio delle masse popolari. Lenin credeva che, abbattuto il dominio borghese, le masse si sarebbero autogovernate secondo i principi di democrazia diretta.
Per quanto riguardava la guerra, essi puntavano sulla sollevazione generale dei popoli europei, da cui sarebbe scaturita una pace senza annessioni e senza indennità. Questa ipotesi non si realizzò.
Il 3 marzo 1919 fu conclusa la pace con la Germania con la firma del trattato di Brest-Litovsk.
Le potenze dell’Intesa considerarono la pace come un tradimento, perciò appoggiarono le forza antibolsceviche e alimentarono la guerra civile.
Lo zar e tutta la sua famiglia furono giustiziati nell’estate del 1918. Nel Nord della Russia si sviluppavano focolai di ribellione, i bianchi (movimento di guerriglia guidato dai socialrivoluzionari).
Il regime rivoluzionario accentuò i tratti autoritari, lasciando da parte le utopie antimiritaliste. Si cominciò con la creazione di una polizia politica, la Ceka; inoltre fu istituito un Tribunale rivoluzionario centrale, con il compito di processare chiunque disubbidisse. Nel 1918 i partiti d’opposizione vennero messi fuori legge e fu reintrodotta la pena di morte.
L’esercito fu ricostituito con il nomedi Armata rossa degli operai e dei contadini. Artefice fu Trotzkij.
Nell’aprile del 1920 la nuova Repubblica di Polonia, insoddisfatta dei confini definiti a Versailles, attaccò la Russia. L’Aramata rossa giunse fino alle porte di Varsavia, ma, ad agosto, la controffensiva polacca costrinse i russi alla ritirata.
A dicembre si cocluse un armistizio e nel 1921 fu firmata la pace. La Polonia ottenne zone della Bielorussia e dell’Ucraina.
La Terza Internazionale.
La vittoria dei bolscevichi nella guerra civile rese possibile attuare il progetto di Lenin: sostiuire alla vecchia Internazionale socialista una nuova Internazionale comunista, che coordinasse i partiti rivoluzionari di tutto il mondo.
Nel 1918 i bolscevichi cambiarono il loro nome da Partito socialdemocratico a Partito comunista (bolscevico) di Russia.
La riunione costitutiva della Terza Internazionale ebbe luogo a Mosca nel marzo del 1919. Nel 2° congresso, che si tenne a Mosca nel luglio del 1920, si fissarono la struttura e i compitidell’Internazionale. Il problema centrale era stabilire le condizioni cui i singoli partiti avrebbero dovuto sottostare per entrare a far parte dell’Internazionale. Lenin fissò le condizioni: i partiti aderenti dovevano
- ispirarsi al modello bolscevico;
- cambiare il nome in Partito comunista;
- difendere la causa della Russia sovietica;
- rompere con le correnti riformiste.
Gli scopi principali furono raggiunti:
- creare in tutto il mondo una rete di partiti sul modello bolscevico;
- fare della Russia sovietica il centro del comunismo mondiale.
Non si raggiunse l’obiettivo di convogliare nei partiti la maggioranza della classe operaia. In tutta l’Europa occidentale i partiti comunisti rimasero minoritari rispetto ai socialisti.
Dal comunismo di guerra alla Nep.
Quando i comunisti presero il potere, l’economia russa si trovava in uno stato di dissesto. La socializzazione della terra causò la creazione di molte piccole aziende che producevano per l’autoconsumo e non contribuivano all’approvvigionamento delle città. Molte industrie furono lasciate in mano ai vecchi imprenditori, ma controllate dai consigli operai; altre furono gestite dai lavoratori; altre furono poste sotto il controllo statale.
Le banche furono nazionalizzate e i debiti con l’estero cancellati stampando carta moneta priva di valore, poichè il governo non era in grado di riscuotere tasse.
Si tornò al sistema del baratto e le reribuzioni vennero pagate in natura.
Dall’estate del 1918 il governo bolscevico cercò di attuare una politica autoritaria, chiamata comunismo di guerra.
Si cercò di risolvere il problema degli approvvigionamenti alle città istituendo nei centri rurali dei comitati con il compito di ammassare e distribuire le derrate. Fu incoraggiata la formazione di comuni agricole volontarie, le fattorie collettive, e furono istituite delle fattorie sovietiche gestite dallo Stato o dai soviet locali.
In campo industriale furono nazionalizzati i settori piu’ importanti con lo scopo di normalizzare la produzione.
Il regime bolscevico riuscì ad assicurare los volgimento di alcune funzioni essenziali alla vita organizzata e ad armare e nutrire l’esercito. Ma sul piano economico fu un fallimento:
- le città si erano spopolate per la disoccupazione e la fame;
- il commercio privato, vietato, fioriva nell’illegalità.
Nella primavera del 1921 la guerra civile e un anno di siccità colpirono le campagne russe provocando la morte di 3 milioni di persone.
Il dissenso si espandeva fra gli operai e nel marzo 1921 i marinai di Pietroburgo si ribellarono. I ribelli chiedevano maggiori libertà politiche e sindacali, ma il governo rispose con un repressione militare.
Nello stesso anno si tenne a Mosca il X congresso del Partito comunista. Sul piano economico fu avviata una liberalizzazione nella produzione e negli scambi. La nuova politica economica (Nep) aveva l’obiettivo di stimolare la produzione agricola e di favorire l’afflusso dei generi alimentari verso le città. Essa ebbe conseguenze benefiche sull’economia, ma effetti sociali non previsti:
• nelle campagne i nuovi spazi concessi all’iniziativa privata stimolarono la ripresa rpoduttiva, ma favorirono il riemergere del ceto dei contadini ricchi che controllarono il mercato agricolo;
• la liberalizzazione del commercio aumentò la disponibilità di beni di consumo, ma provocò la comparsa di una nuova classe di trafficanti.
Costituzione e società.
La prima costituzione della Russia era stata varata nel luglio 1918. Essa si apriva con una “Dichiarazione dei diritti del popolo” dove si rpoclamava che il potere doveva appartenere alle masse lavoratrici e ai loro organismi rappresentativi: i soviet.
La costituzione prevedeva inoltre che il nuovo Stato avesse crattere federale, rispettasse l’autonomia delle minoranze etniche e si aprisse all’unione con altre repubbliche sovietiche.
Fra il 1920-22 alla Repubblica russa si unirono le altre province dell’ex impero zarista; nel deicembre 1922 fu proclamata l’unione delle repubbliche socialiste sovietiche (Urss).
Nel 1924 fu approvata la nuova costituzionedell’Urss, che affidava il potere supremo al Congresso dei soviet dell’Unione.
Il potere reale era affidato al Partito comunista, l’unico previsto dalla costituzione. Esso controllava la polizia politica ed era organizzato secondo criteri di rigido centralismo.
I comunisti russi miravano a cambiare la società, adattandone la culura alla realtà socialista. L’opera si indirizzò in 2 direzioni:
- l’educazione della gioventu’: l’istruzione fu resa obbligatoria fino a 15 anni. Si collegò la scuola al mondo della produzione, privilegiando l’istruzione tecnica; inoltre si formarono ideologicamente le nuove generazioni insegnando la dottrina marxista;
- la lotta contro la Chiesa ortodossa, attraverso la confisca dei beni ecclesiastici e la chiusura delle chiese. La battaglia contro la religione si estese anche alla famiglia. Il governo rivoluzionario stabilì il riconoscimento del solo matrimonio civile e semplificò le procedure per il divorzio. Nel 1920 fu legalizzato l’aborto. Fu proclamata l’assoluta parità tra i sessi e la condizione dei figli illegittimi divenne uguale a quella dei legittimi.
Da Lenin e Stalin: il socialismo in un solo paese.
Nell’aprile 1922 Stalin fu nominato segretario generale del Partito comunista; intanto le condizioni di sallute di Lenin peggioravano (morì nel 1924).
Con l’scesa di Stalin le cose cambiarono. Il primo scontro all’interno del gruppo dirigente ebbe per oggetto la centralizzazione la burocratizzazione del partito. Protagonisti furono Trotzkij e Stalin.
Trotzkij riteneva che l’Unione Sovietica dovesse accellerare i ritmi di industrializzazione e favorire il processo rivoluzionario in Occidente.
Stalin sosteneva che l’Unione Sovietica aveva le forze sufficienti a fronteggiare l’ostilità del capitalismo.
L’atteggiamento delle potenze europee, che riconobbero lo stato sovietico tra il 1924-25, rafforzò la sua tesi.
Sconfitto Trotzkij ci fu una nuova spaccatura. Nel 1925 Zinov’ev e Kamenev sostennero l’interruzione della Nep, che faceva rinascere il capitalismo nelle campagne. Ad essi si opposero Bucharin e Stalin che sostennero la prosecuzione della Nep.
Zinov’ev e Kamenev, in minoranza, furono espulsi dal partito e i loro seguaci perseguitati e incarcerati.